Crowdfunding, la tua idea nel mondo

di Laura Brugnoli

La nascita del crowdsourcing grazie al web 2.0 non è più una novità, ma da questo fenomeno negli ultimi anni ha preso vita il crowdfunding. La differenza sostanziale tra i due è che nel primo caso un’azienda affida lo sviluppo di un progetto al suo pubblico, nel secondo caso il pubblico dà modo all’azienda di nascere. Com’è possibile? La risposta è ancora una volta il web: attraverso piattaforme gli inventori possono esporre i loro progetti, ricevere donazioni e aprire la propria azienda con i soldi raccolti.

Nell’aprile del 2012 il presidente degli USA ha firmato ‘Game-Changing’ Crowd-Funding JOBS Act, la legge permette alle compagnie di nascere attraverso il crowdfunding. Seppure questa legge sia un passo importantissimo per le startup, già prima del 2012 esistevano piattaforme di questo genere, una delle prime fu  l’italiana Produzioni dal basso  a seguire Indiegogo nata nel 2007 e la popolare Kickstarter.

Queste piattaforme si somigliano nelle intenzioni ma si differenziano in alcuni punti, per esempio come tende a sottolineare nel suo sito Produzioni dal basso non prende nessuna percentuale sui fondi raccolti, mentre altre prendono un 5%. Per spiegare meglio il funzionamento prenderò come esempio Kickstarter.

Kickstarter è una piattaforma d’incontro tra sognatore e finanziatore, chi ha un progetto o semplicemente un’idea, che spazi dall’arte alla tecnologia, può illustrala in modo convincente ed essere finanziato da donazioni o investitori. Kickstarter nasce il 28 aprile del 2009 e da allora più di 35000 progetti han preso vita; la filosofia è il classico “o tutto o niente”, infatti, tutte le donazioni ricevute per un progetto non transitano concretamente da donatore a creatore fino a che il progetto non ha ottenuto tutti i fondi per divenire realizzabile: questa formula evita le donazioni a vuoto. I progetti non sono selezionati o controllati da Kickstarter che si limita soltanto ad eliminare idee non consone al sito come quelle illegali. Una volta raggiunti i fondi prefissati, l’inventore è il solo responsabile della creazione del prodotto, non Kickstarter, ciò implica tra inventore e finanziatori la necessità di un rapporto di fiducia; questa fiducia può crearsi solo se il progetto è ben descritto e collegato a siti che mostrano il lavoro già svolto per realizzarlo. I sostenitori dei progetti possono collaborare in due modi: finanziando il progetto e parlandone in giro per diffondere il più possibile il messaggio.

Pressoché contemporanea a Kickstarter è Kapipal, fondata da un italiano è molto simile alla prima ma forse più orientata al discorso social come sottolinea il punto tre del loro manifesto “Il tuo capitale dipende dal numero di amici. Tanti contributi possono costruire un grande capitale. Più contatti hai, più probabilità ci sono di raggiungere la cifra di cui hai bisogno”.

Siti per il crowdfunding stanno nascendo sempre più numerosi e più frequentemente, spesso direzionati verso un solo specifico settore, come nel caso musicale. Anche in Italia il fenomeno prende piede, seppure in modo tardivo rispetto ad altre nazioni. Sulla medesima impronta nel 2011 Nicola Lencioni fonda Eppela, questo è un video che pubblicizza allo stesso tempo Eppela ed un progetto di start up!

Dunque ricevere finanziamenti da banche e altre fonti è difficile soprattutto in tempi di crisi, ma se un progetto merita davvero di venire alla luce il web e il crowdfunding possono dagli questa possibilità. Pur considerando il crowdfunding un’invenzione estremamente utile e forse l’unica  risposta  affermativa per chi tante volte aveva già sentito un no, mi sorge comunque una perplessità: il moltiplicarsi di piattaforme di questo genere non creerà dispersione anche per quel che riguarda le possibili donazioni e pubblicità? Se Crowdsourcing.org ci informa che esistono già più di 452 piattaforme al mondo, non sarà probabile assistere ad una progressiva perdita di donazioni per ogni progetto? Indubbiamente l’aumento delle piattaforme porterà alla conoscenza e allo sviluppo del crowdfunding, ma la vasta scelta non porterà alla scomparsa di molti progetti? Anche su queste piattaforme, luoghi trasparenti e di partecipazione, andranno quindi a planare le regole del mercato e del marketing?

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10 thoughts on “Crowdfunding, la tua idea nel mondo

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  7. La dispersione sicuramente ci sarà, ma comporterà una sorta di “selezione naturale” premiando i progetti qualitativamente migliori(spero). Internet è libertà, non credo che si possano manovrare facilmente le scelte degli utenti, quindi non ci resta che sperare nella loro “competenza” per svolgere questo ruolo.
    Dovrebbe essere la passione a muovere questo meccanismo.

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