La video-sintesi del secondo seminario su Open Knowledge

Serena Pugliese, studentessa del secondo anno della Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale che partecipa al Laboratorio Open Data, Comunicazione e Sanità,  ha montato questa video-sintesi del secondo seminario sulla Open Knowledge tenuto dal prof. Rodolfo Lewanski che ci ha parlato di Partecipazione e Democrazia Deliberativa.

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Secondo Seminario “Open Knowledge”: La democrazia partecipativa, qual è il ruolo degli open data?

di Marco Salicini

Democrazia Partecipativa

Le studentesse e gli studenti del Laboratorio Open Data, Comunicazione e Sanità, hanno il piacere di invitare il pubblico interessato al secondo seminario aperto che si terrà Mercoledi 28 Gennaio dalle 11.00 alle 12.30 presso l’aula A al Piano Terra del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali in via dei Bersaglieri n 6. Dopo il successo del primo appuntamento dedicato all’Open Science, che si è avvalso delle competenze della dottoressa Angela Simone, in questo secondo incontro si affronterà il tema della “democrazia partecipativa” grazie all’intervento del prof. Rodolfo Lewanski, docente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Il prof. Lewanski, che da anni approfondisce tramite le sue ricerche la produzione dei beni pubblici mediante il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali, introdurrà la legge per la partecipazione deliberativa in Toscana ed approfondirà , con alcuni esempi dall’estero , il tema della sanità. Prosegue con questo secondo incontro il percorso di seminari aperti al pubblico sulla Open Data e Open Culture. L’ingresso è gratuito.
Per ulteriori informazioni Marco Salicini e Compassunibo.

Open data e open science: il primo seminario aperto del ciclo sulla Open Knowledge

Southern Methodist University, Central University Libraries, DeGolyer Library

Southern Methodist University, Central University Libraries, DeGolyer Library

di Rita Malerba

Cosa significa open science e perché sono importanti i dati aperti? Ce ne ha parlato Angela Simone, giornalista scientifica, il 17 dicembre a Bologna, nell’incontro organizzato dal laboratorio Compass “Open data, comunicazione e sanità”.

Secondo Angela raccontare la scienza, significa raccontare la società e la sua complessità, la cui storia è strettamente legata ai progressi scientifici e tecnologici. Ma per raccontare la scienza nella sua interezza, bisogna uscire fuori dagli schemi del giornalismo scientifico classico, che si limita ad esporre i risultati in maniera banale. L’aspetto fondante della ricerca scientifica, spiega Angela, è proprio la condivisione, senza la quale una nuova scoperta non avrebbe senso.

Come avviene la condivisione? Tramite le conferenze o i journal, riviste specializzate. L’accesso a tali pubblicazioni ha dei prezzi molto elevati, a causa dei costi editoriali, ed è comunque riservato a ricercatori accademici e giornalisti accreditati.

Cos’è l’open access?  Ad un  certo punto i ricercatori si sono resi conto di quanto fosse importante aprire al pubblico i dati delle ricerche finanziate dai soldi pubblici. I metodi sono principalmente due:

  • gold open access: il pubblico accede liberamente alle pubblicazioni, perché i costi editoriali sono coperti da una sorta di tassa pagata dai ricercatori che vogliono pubblicare all’interno di quella rivista.
  • green open access: la pubblicazione è pubblicata su una rivista chiusa (più allettante da un punto di vista di curriculum), con l’obbligo, però, di renderla pubblica, entro un certo periodo di tempo, all’interno di un archivio online aperto.

L’ open access, accesso alle pubblicazioni, è solo una parte dell’open science , condivisione dei dati, poiché la pubblicazione nelle riviste scientifiche è uno dei metodi per la condivisione dei dati raccolti e delle ipotesi confermate o smentite. Oltre ai risultati delle ricerche, è importante, pubblicare tutti i dati che sono serviti per arrivare a quei risultati, per tre motivi:

-trasparenza della validità della ricerca;

-trasparenza verso i finanziatori della ricerca;

-base conoscitiva per altre ricerche, per non ripetere esperimenti inutili e per la necessità di dati per le analisi incrociate.

Fino a poco tempo fa i dati di sperimentazione clinica, soprattutto dati negativi (non in linea con le ipotesi di ricerca) venivano considerati segreto aziendale dalle case farmaceutiche, che si appellavano al diritto di privacy dei pazienti e alla tutela del proprio know-how dalla concorrenza.

La cultura open sta prendendo piede sempre più:

– il gruppo editoriale Plos è stata uno dei primi ad aver sposato l’open access e oggi la sua rivista, Plos One, gode di alti livelli di autorevolezza

Pub Med, primo approccio al green open access, nato negli USA,  è un archivio nel quale vengono registrare tutte le sperimentazioni, da quando iniziano, così che, se lo studio dovesse fermarsi, non sparirebbe nel nulla.

– la direttiva 2014 dell”Unione Europea prevede la registrazione delle sperimentazioni nell’archivio dell’EMA (European Medicines Agency), accessibile a tutti, corredato di un report di facile comprensione per il pubblico non specializzato.

Grazie alla pressione di associazioni di cittadini e consumatori, alcune case farmaceutiche hanno manifestato la volontà di rendere accessibili anche i dati delle vecchie ricerche; le istituzioni pubbliche stanno creando degli spazi per la pubblicazione di open data, e alcuni editori scientifici mettono a disposizione dati delle loro stesse pubblicazioni.

Oggi l’attenzione a queste tematiche viene da più parti, e questo ci offre lo spunto per iniziare a parlarne con il grande pubblico e contribuire a portare avanti la grande sfida di civiltà e progresso del nostro secolo.

(Un primo resoconto del seminario, curato da Alessia Poletti e che vi consigliamo di leggere, è stato pubblicato sul blog del corso di laurea magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale)

Bologna Open Data: una giornata di data journalism e dataninja

foto.di Michela Missimi

Oggi vi parliamo di Open Data: dati aperti e resi disponibili dalla Pubblica Amministrazione. L’approccio italiano agli Open Data è partito non dallo stato centrale ma dalla periferia. Amministrazioni regionali o cittadine virtuose che si alleano con esponenti della società civile per esplorare lo spazio dei dati aperti. A differenza di paesi quali, ad esempio, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, dove le iniziative open data sono “top-down”, qui sono “bottom-up“. Continua a leggere

Di chi sono i miei dati? Terza puntata da HackinBO

Fonte: Nova Scotia Archives Member since 2011 No copyrights restrictions

Fonte: Nova Scotia Archives Member since 2011 No copyright restrictions

di Valentina Bazzarin

Questo terzo, ma non necessariamente ultimo, post del primo ciclo di interventi sulla sicurezza (la prima e la seconda puntata sono state oggetto di qualche critica, ma hanno suscitato un buon interesse) cercherà di trovare le risposte alla domanda del titolo prendendo spunto sia dal rapporto del Censis sugli italiani e sulla privacy online, presentato il 7 ottobre a Roma, che dagli interventi dei relatori al convegno HackinBo. Continua a leggere

Hackers imprenditori: l’evento #hackinBo

Courtesy of hackinbo

di Valentina Bazzarin

La scorsa settimana ho scritto il primo di una serie di post che contengono riflessioni e informazioni sul tema della sicurezza nella rete e nei social media.

Questa settimana – prima di concentrarmi come promesso – nella descrizione dei contenuti e nella presentazione dei relatori intervenuti ad HackInBo vi annuncio che Ottobre è il Mese Europeo della Cyber Security. La sfida che tutti i paesi del vecchio continente si trovano oggi ad affrontare consiste nel miglioramento della fiducia dei cittadini nei servizi IT sia pubblici che privati. Continua a leggere

Staffetta Speakers #6: Antonella Napolitano #smartcomgov

#smartcomgov

Antonella Napolitano #smartcomgov

di Francesca Perrino

Consulente di comunicazione per aziende, politica e pubblica amministrazione, Antonella Napolitano scrive per TechPresident, un magazine americano che si occupa del rapporto tra politica e tecnologia; in Italia lavora per l’associazione chiamata Diritto di sapere che si occupa di accesso alle informazione; è una scrittrice.

Antonella a Communi.Action ci ha parlato della comunicazione pubblica nel web. Continua a leggere