Open data e open science: il primo seminario aperto del ciclo sulla Open Knowledge

Southern Methodist University, Central University Libraries, DeGolyer Library

Southern Methodist University, Central University Libraries, DeGolyer Library

di Rita Malerba

Cosa significa open science e perché sono importanti i dati aperti? Ce ne ha parlato Angela Simone, giornalista scientifica, il 17 dicembre a Bologna, nell’incontro organizzato dal laboratorio Compass “Open data, comunicazione e sanità”.

Secondo Angela raccontare la scienza, significa raccontare la società e la sua complessità, la cui storia è strettamente legata ai progressi scientifici e tecnologici. Ma per raccontare la scienza nella sua interezza, bisogna uscire fuori dagli schemi del giornalismo scientifico classico, che si limita ad esporre i risultati in maniera banale. L’aspetto fondante della ricerca scientifica, spiega Angela, è proprio la condivisione, senza la quale una nuova scoperta non avrebbe senso.

Come avviene la condivisione? Tramite le conferenze o i journal, riviste specializzate. L’accesso a tali pubblicazioni ha dei prezzi molto elevati, a causa dei costi editoriali, ed è comunque riservato a ricercatori accademici e giornalisti accreditati.

Cos’è l’open access?  Ad un  certo punto i ricercatori si sono resi conto di quanto fosse importante aprire al pubblico i dati delle ricerche finanziate dai soldi pubblici. I metodi sono principalmente due:

  • gold open access: il pubblico accede liberamente alle pubblicazioni, perché i costi editoriali sono coperti da una sorta di tassa pagata dai ricercatori che vogliono pubblicare all’interno di quella rivista.
  • green open access: la pubblicazione è pubblicata su una rivista chiusa (più allettante da un punto di vista di curriculum), con l’obbligo, però, di renderla pubblica, entro un certo periodo di tempo, all’interno di un archivio online aperto.

L’ open access, accesso alle pubblicazioni, è solo una parte dell’open science , condivisione dei dati, poiché la pubblicazione nelle riviste scientifiche è uno dei metodi per la condivisione dei dati raccolti e delle ipotesi confermate o smentite. Oltre ai risultati delle ricerche, è importante, pubblicare tutti i dati che sono serviti per arrivare a quei risultati, per tre motivi:

-trasparenza della validità della ricerca;

-trasparenza verso i finanziatori della ricerca;

-base conoscitiva per altre ricerche, per non ripetere esperimenti inutili e per la necessità di dati per le analisi incrociate.

Fino a poco tempo fa i dati di sperimentazione clinica, soprattutto dati negativi (non in linea con le ipotesi di ricerca) venivano considerati segreto aziendale dalle case farmaceutiche, che si appellavano al diritto di privacy dei pazienti e alla tutela del proprio know-how dalla concorrenza.

La cultura open sta prendendo piede sempre più:

– il gruppo editoriale Plos è stata uno dei primi ad aver sposato l’open access e oggi la sua rivista, Plos One, gode di alti livelli di autorevolezza

Pub Med, primo approccio al green open access, nato negli USA,  è un archivio nel quale vengono registrare tutte le sperimentazioni, da quando iniziano, così che, se lo studio dovesse fermarsi, non sparirebbe nel nulla.

– la direttiva 2014 dell”Unione Europea prevede la registrazione delle sperimentazioni nell’archivio dell’EMA (European Medicines Agency), accessibile a tutti, corredato di un report di facile comprensione per il pubblico non specializzato.

Grazie alla pressione di associazioni di cittadini e consumatori, alcune case farmaceutiche hanno manifestato la volontà di rendere accessibili anche i dati delle vecchie ricerche; le istituzioni pubbliche stanno creando degli spazi per la pubblicazione di open data, e alcuni editori scientifici mettono a disposizione dati delle loro stesse pubblicazioni.

Oggi l’attenzione a queste tematiche viene da più parti, e questo ci offre lo spunto per iniziare a parlarne con il grande pubblico e contribuire a portare avanti la grande sfida di civiltà e progresso del nostro secolo.

(Un primo resoconto del seminario, curato da Alessia Poletti e che vi consigliamo di leggere, è stato pubblicato sul blog del corso di laurea magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale)

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