Erasmus+ lancia la sfida: chi ha paura dei nuovi media?

Per favore, alzi la mano chi non ha mai sognato di poter viaggiare per l’Europa facendo nuovi amici e approfondendo i propri interessi. Lo sapevo: se solo ne avessimo la possibilità lo faremmo tutti. La “novità”, che esiste da anni, è che possiamo farlo per davvero grazie all’Unione Europea.

Erasmus+ è il nome del programma europeo che favorisce la mobilità internazionale dei giovani tra i 13 e i 30 anni, consentendo di partecipare a scambi promossi da organizzazioni giovanili, scuole e università, autorità locali o internazionali e organizzazioni non-profit. Esatto: l’Erasmus non è solo roba da universitari.

EXHIBITION(3)Io sono appena tornata da Cracovia, Polonia, dove ho partecipato al programma “Mediophobia”. Italiani, croati, sloveni, rumeni e polacchi: questo l’internazionale bouquet di giovani che ho avuto la fortuna di incontrare. Il progetto è stata l’occasione per confrontarsi e dibattere sul tema dei social media, cercando di approfondire quali cambiamenti sociali e culturali il loro uso sta apportando alle nostre vite. Pane per i miei denti!

L’approccio formativo è stato di tipo informale, ovvero abbiamo generato e condiviso sapere attraverso la discussione e l’approfondimento autonomi, senza che vi fossero insegnanti. Devo ammetterlo: quando ho realizzato che non mi sarei confrontata con dei professionisti ci sono rimasta male. Mi hanno fatto cambiare idea, dandomi nuovi stimoli, i lavori di gruppo e le tavole rotonde. E approfittando dell’occasione di diventare io “l’esperta” per un pomeriggio di workshop, ho fatto pace con l’assenza di specialisti e ho imparato ad apprezzare questo tipo di educazione non formale.

Durante i sette giorni di approfondimenti ho notato che la differenza tra social media e social network non è chiara e che persiste una forte confusione tra ciò che è social media e ciò che è web app o sito per l’e-commerce.

Nello specifico, ho notato nei media sloveni un’attitudine fortemente maschilista (supportata da un’industria dell’audiovisivo ipersessualizzante), nelle politiche nazionali croate, riguardo al fenomeno del cyberbullismo, la tendenza alla severa punizione dei colpevoli piuttosto che alla loro rieducazione, e nei social italiani una distintiva capacità di ironizzare sui temi religiosi altrove considerati tabù.

Se ti stai chiedendo se non abbiamo fatto altro che stare chiusi nella conference hall a parlare di social media, ti rassicuro: non abbiamo lavorato tutto il tempo! Grazie all’ottima organizzazione dell’associazione Bratniak, alla quale dobbiamo l’ideazione e la realizzazione del progetto, abbiamo potuto visitare Cracovia, entrare in contatto con le persone del luogo e degustare l’ottima birra polacca (il capitolo “vodka” è sotto censura).

1956943_1612778958949357_1998655149299045871_oVa da sé che “Erasmus+” non è solo sinonimo di formazione, educazione e apprendimento ma anche di divertimento, svaghi e amicizia.

Ho viaggiato molto, ho studiato all’estero due volte, ho partecipato a diversi scambi e ho detto “arrivederci” a tante persone ma ancora mi è difficile abituarmici. Questi scambi rappresentano intensi momenti di condivisione durante i quali si instaurano dinamiche di comunità e affiliazione che rendono i partecipanti uniti nel sentimento di complicità. Chi ha viaggiato sa per certo a cosa mi riferisco: a quel senso di appartenenza ad una rete globale che connette e in certi momenti rassicura e sostiene.

Abbandonare i comodi panni del turista per calarsi in quelli del viaggiatore, questo è il mio invito più spassionato.

Ci sono centinaia di buone occasioni là fuori per alzarsi dal divano ed è impossibile non trovare quella che calzi a pennello con le proprie esigenze: la durata minima di uno scambio è una settimana e le spese sono coperte dall’Unione Europea, che nel settennio 2014-2020 finanzia i progetti per la mobilità internazionale con ben 1 miliardo e 800 milioni di euro.

La mobilità internazionale non è utile solo a perseguire una passione e a fare rete: ci sono dati interessanti che mostrano la correlazione positiva tra lo studiare o lavorare all’estero e trovare più facilmente un’occupazione in seguito. È stato recentemente pubblicato uno studio indipendente che conferma questa relazione: è la ricerca più ampia mai realizzata sull’argomento, con un campione di circa 80.000 individui tra studenti e datori di lavoro. I dati dimostrano che chi studia o lavora all’estero non solo sviluppa competenze ma rafforza fondamentali capacità trasversali ben considerate nel mondo del lavoro. In più, i giovani laureati vivono periodi di disoccupazione lunghi la metà di quelli dei coetanei che non hanno fatto esperienze fuori dal proprio Paese. Infine, cinque anni dopo il conseguimento della laurea la percentuale dei giovani esterofili ancora disoccupati è più bassa del 23% rispetto a quella di chi non si è allontanato da casa.

È evidente che non sia più tempo di lamentele, che non ci siano più scuse che reggano: le opportunità di girare il mondo per allargare la propria rete di conoscenze e acquisire nuove competenze ci sono, sta a noi saperle coglierle al volo.

Per favorire la ricerca di occasioni all’estero, ecco una lista di link utili…buon viaggio!

Per la partecipazione a “Mediophobia” ringrazio di cuore l’Associazione La Stazione di San Miniato (FI) e chi mi ha accompagnato nel viaggio: Alessandro, Andrea, Filippo, Margherita, Silvia e l’encomiabile group leader Gianmarco.

Sapersi differenziare online: consigli da una professional blogger

di Yvonne Venturetti

Foto di: CORECOM E.R.

Foto di: CORECOM E.R.

Creatività, spirito innovativo, determinazione, ma anche professionalità. In un nome: Francesca Sanzo. Professional Blogger, Social Media Strategist, Digital PR e startupper bolognese che, nel variegato panorama digitale, ha saputo valorizzare con successo le proprie specificità, attraverso un personal branding efficace.

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Social media recruiting: selezione del personale 2.0. Positivo o negativo?

Assunzionedi Alessia Angelo

L’era del web 2.0 ha da anni detto addio ai sistemi di comunicazione tradizionali, agli incontri in presentia, all’ammontarsi di documenti sui banchi d’ufficio: la new comunication, ha reso, infatti, da qualche anno la vita più smart. Uno degli ambiti coinvolti nel processo di innovazione è anche la selezione del personale. Continua a leggere

Il primo curriculum vitae su Facebook

di Francesca Perrino

In questo periodo di crisi economica e disoccupazione giovanile alle stelle,  cosa può fare un giovane alla ricerca di lavoro per attirare l’ attenzione dell’addetto alle risorse umane di un’ azienda? Come è possibile rendere il proprio curriculum vitae accattivante? Cosa si può fare per “lasciare il segno”?

Queste sono le stesse domande (o almeno immagino) che si è posto Claudio Nader l’ideatore del primo curriculum vitae su Facebook. Continua a leggere

Niente più stage gratis: uno slogan non una garanzia

Il post laurea - By Ang Fau Attribution License Some rights reserved

Il post laurea – By Ang Fau Attribution License Some rights reserved

di Angela Fauzzi 

“Niente più stage gratis”. A tratti rincuorante lo slogan dell’ex ministro del lavoro Elsa Fornero, che ha dato il nome alla legge n.92 del 28 giugno 2012.

Una riforma sorta per garantire ai neolaureati un po’ di dignità, promettendo al ragazzo con la corona di alloro sulla testa qualcosa in più che una pacca sulla spalla.

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Europa Cube Innovation presenta il Master in Europrogettazione 2014 – 2020

di Arianna Esposito.

A partire dalle prossime settimane verranno diffusi in rete i nuovi bandi di Europa 2020, quale opportunità migliore di un Master in Europrogettazione 2014-2020 per aumentare le tue competenze?
Europa Cube Innovation Business School propone 5 giorni di alta formazione specialistica sulle metodologie e sulle tecniche di progettazione comunitaria. Il Master si terrà in 20 città italiane.

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Come fare monitoraggio civico: la mia storia con Open Ricostruzione

di Valentina Gasperini

Ti avviso, quello che stai per leggere è un post ad alto tasso emotivo su un progetto davvero prezioso: Open Ricostruzione.

Il progetto si realizza a Bondeno, Crevalcore, Finale Emilia, Reggiolo e San Felice sul Panaro, cinque Comuni emiliani colpiti dal sisma della primavera 2012. Open Ricostruzione ha come scopo quello di favorire la ricostruzione trasparente e partecipata, ovvero con i cittadini e la Pubblica Amministrazione, delle opere pubbliche danneggiate dal sisma. La parola d’ordine è “monitoraggio civico”.

Ma questo monitoraggio civico…cos’è?
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