Guru in Action: Aron Pilhofer

Aron Pilhofer by Gabriella Comparato

Aron Pilhofer by Gabriella Comparato

di Valentina Gasperini

Abbiamo raccontato Aron Pilhofer e la sua professione in un post della settimana scorsa, dedicato interamente a lui. Come i lettori più cari sapranno, il direttore di News Interactive del The New York Times è stato un ospite d’eccezione dell’evento Communi.Action targato PlacEvent, tenutosi martedì 23 Aprile presso l’Università di Bologna. La grande attesa per il suo intervento e l’onore di averlo avuto tra gli ospiti hanno collaborato a rendere l’evento intenso e, ammettiamolo, di successo.

Di passaggio a Bologna, Aron Pilhofer è stato cercato da Valentina Bazzarin, tutor del nostro laboratorio nonché grande direttore dei nostri vivaci spiriti, che è stata capace di evocare in lui l’interesse per il progetto Communi.Action. Gratuitamente, seguendo la passione per la divulgazione in materia di comunicazione e innovazione (“I do care about the future of journalism, deeply, and in particular about students who are going into journalism and related fields”), Pilhofer ha saputo proporre un intervento brillante. Nonostante abbia introdotto sé stesso come un pessimo oratore, la sua talk ha visibilmente coinvolto la platea per più di un’ora.

Il tema “Tecnologie e nuovi mezzi di comunicazione: contenuti, competenze e interrogativi sul riconoscimento della professionalità del comunicatore” è stato affrontato in primis raccontando la propria esperienza alla redazione dell’interactive news service del NYT. Arrivato nel 2005, la redazione constava di 3 persone: negli anni essa è cresciuta e si sviluppata (ora può contare su 35 colleghi), segno tangente del sempre maggiore spazio che è stato dato all’informazione interattiva e sociale. Elogiando l’esperienza, ne esalta l’unicità: non è comune che un giornale, benché importante, sia dotato di una redazione dedicata alle interactive news.

Ma cosa si intende, e intende Pilhofer, per “interactive news” e di cosa si occupa? Le notizie interattive sono notizie proposte in maniera tale da coinvolgere il loro destinatario in un’esperienza di informazione completa, che propone non solo un testo, ma anche video, immagini, grafiche animate. L’obiettivo del suo team dunque è di creare data driven interactive graphics, ovvero grafiche interattive costruite sui dati raccolti attraverso il lavoro giornalistico. Non è un caso che tra i colleghi di Pilhofer vi siano non solo giornalisti ma anche grandi esperti di ICT, programmazione e grafica. Inoltre, da qualche anno, la redazione si occupa anche della gestione delle pagine social del NYT, in generale del posizionamento del giornale sui social media (afferma Pilhofer che nonostante il trend americano veda svettare Twitter come il social più usato dai giornali per indirizzare alla home page del sito, il NYT si differenzia con la propria grande community su Facebook). Infine da marzo 2013 la redazione si occupa anche di analisi del traffico sulle pagine web del giornale.

Durante l’intervento sono stati presentati cinque buoni esempi di come sia effettivamente possibile fare informazione di qualità attraverso piattaforme intelligenti e grafiche dall’appeal interessante.

  • Con una grafica che permette all’utente di esplorare i dati in maniera autonoma, il sito del NYT ha dedicato ai risultati delle elezioni presidenziali 2012 una mappa interattiva
  • Il progetto “Snow fall”, che rimarca come l’interazione tra contenuti e grafica sia fondamentale e non sia un vezzo cui solo le grande testate possono fare ricorso, è un articolo di 17.000 battute scritto da John Branch per raccontare una valanga
  • La pagina del NYT su Tumblr, “The Lively Morgue” creata per mostrare le foto raccolte nell’archivio fotografico del giornale. Ogni foto pubblicata ha un legame semiotico con le precedenti, ed è interessate notare che di ognuna si può visualizzare il retro.
  • Quando l’uragano Sandy si è abbattuto sulla East Coast statunitense il NYT ha dedicato una pagina del sito ufficiale alla diffusione di notizie in tempo reale, monitorando anche lo stato dei servizi (elettricità, acqua, trasporti).
  • Durante gli election days 2012 il NYT ha promosso “Instagramming the election”, iniziativa volta a coinvolgere i lettori nella costruzione della notizia (in giorni in cui, oltre ad attendere il risultato elettorale, non rimane molto da dire)

Il nostro ospite condivide con noi il suo pensiero sui social media e sull’uso che ne fanno i giornali. Afferma:

“Part of the goal, of the use of social media is that they’re inherently interactive, it is a two-way conversation, a technology that allows you to truly interact with readers […] believe it or not, anyone who uses social would say “of course it does, that’s silly!”, but there are a lot of editors that don’t think that social has that. If they think about the social at all, they think as a way to deliver content, as a way to send links […] but there’s much much more than that ”.

Per sottolineare il valore aggiunto dei social media riporta quanto successo recentemente quando la cronaca ha dato spazio alla questione coreana: alcuni giovani della Corea del Sud attraverso i social hanno raccontato al NYT cosa stava succedendo, favorendo il lavoro dei giornalisti e arricchendolo di nuovi spunti.

Infine, con una disponibilità quasi inaspettata, Pilhofer si è prestato ad una breve intervista nella quale espone il suo parere sull’evento e sul concept, proponendo inoltre una piccola comparazione tra gli eventi statunitensi più innovativi e il nostro Communi.Action. Che soddisfazione!

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2 thoughts on “Guru in Action: Aron Pilhofer

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