Civic-hackers in classe

1948. Goshen, Indiana. Spanish class. Miss Lois Gunden teaching, Goshen College. Immagine senza limitazioni al copyright.

1948. Goshen, Indiana. Spanish class. Miss Lois Gunden teaching, Goshen College. Immagine senza limitazioni al copyright.

di Valentina Bazzarin

In attesa di definire tempi e contenuti dell’ edizione 2013-2014 del laboratorio, anticipo qui i contenuti di un mio breve intervento sul prossimo numero di ICS Magazine dove racconto la visione che ha guidato l’esperienza dello scorso anno, nella speranza di riprendere il filo del discorso iniziato con gli studenti che ormai si stanno laureando e con quelli che nel prossimo anno accademico verranno coinvolti nelle nostre attività.

Gideon Burton, in un ebook che si trova facilmente sul web intitolato Hacking the Academy: A Book Crowdsourced in One Week, ha scritto:

“Cari studenti, sto per dirvi qualcosa che non andrebbe mai confessato, ma ci tengo a voi e quindi sono pronto ad infrangere le regole per dire quel che va detto: la vostra esperienza al college minaccia la vostra educazione, la vostra carriera e il vostro potenziale creativo. […] Non lasciate che l’esperienza universitaria stacchi la spina al vostro futuro.

I dati sull’occupazione dei laureati in Italia raccolti da Almalaurea e quelli sul calo delle iscrizioni negli atenei confermano una tendenza in atto da anni: il titolo di studio sta perdendo valore nel mercato del lavoro e il percorso universitario non viene percepito come il momento del passaggio dai percorsi guidati educativi e assistiti a quelli di ricerca autonoma del sapere e di espressione individuale o collettiva della propria potenzialità.

L’anno scorso ho avuto la possibilità di accompagnare gli studenti in questa esperienza seguendo, anticipando, guidando e spesso solo osservando e ascoltando le loro interazioni, le loro proposte e i loro infiniti dubbi. Il nostro hacking all’accademia è iniziato a gennaio, stiamo cercando di capire come trasformarlo in una start up. Inoltre abbiamo provato a raccontare, attraverso questo blog, come si può de-costruire e ricostruire un evento che parli di Comunicazione, Community e che scateni l’Azione.

La prima edizione di Communi.Action è nata come “format di conferenza” alla quale gli studenti avrebbero sempre voluto partecipare e di cui scelgono di essere protagonisti. Il gruppo di lavoro ha deciso di non organizzare un evento vetrina, non hanno voluto essere coinvolti in una gara di talenti, non hanno voluto un saggio di fine laboratorio, ma hanno studiato e cercato contenuti e relatori in grado di contribuire al loro racconto del passaggio dall’università al mondo del lavoro con gli stimoli necessari per trovare il punto da cui partire e costruire la propria carriera.

Il suggerimento con il quale Aron Pilhofer al termine della conferenza ha salutato gli studenti:

“avete esplorato tutti i possibili modi e canali della comunicazione: social media, giornalismo, marketing, comunicazione pubblica e sociale. Ora che li avete presentati dovete approfondire per capirne il vero valore e dove risiede il potenziale di innovazione”.

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