Partecipazione è… un caffè preso su un tavolino rotondo

di Valentina Mignacca

Ci sarebbe piaciuto poter svolgere questo secondo seminario del ciclo Open Knowledge organizzando la discussione come un world cafe‘, ma la disposizione dell’aula al piano terra di via dei Bersaglieri non era adeguata per simulare una conversazione ai tavolini del bar. La presenza di sedie in fila fissate al pavimento e di una cattedra ha comunque permesso al prof. Rodolfo Lewanski, il nostro esperto, di introdurre il concetto di partecipazione partendo da quello di gerarchia e riscaldare l’atmosfera discutendo con gli studenti presenti sulla disposizione del potere nella società definite “democratiche”. Per creare una situazione orizzontale avremmo avuto bisogno di una disposizione in cerchio affinchè tutti si fossero guardati e sarebbe stata possibile una relazione paritaria tra i partecipanti.

Il seminario vero e proprio è cominciato con una domanda e con dei posti-it consegnati a noi per rispondere: che cos’ è la partecipazione? Ognuno ha avuto tre minuti di tempo per elaborare la propria risposta. Da queste ultime sono state estrapolate delle parole chiave, che hanno permesso la definizione del concetto.

La partecipazione per noi è DIALOGO strettamente legato ad ASCOLTO (essere disposti ad ascoltare gli altri, per questo si chiama ascolto attivo. Con esso si abbassano le difese, si accetta la diversità di pensiero e si cerca di comprendere le ragioni l’uno dell’altro). INCLUSIONE riguarda il “chi c’è?”. Bisogna arrivare ad una forma di CONDIVISIONE per raggiungere una DECISIONE. Quando si è in gruppo bisogna sempre decidere ed è lì il problema. La decisione è necessaria per RISOLVERE Per fare ciò bisogna effettuare una INTERAZIONE per arrivare a prendere SOLUZIONI CREATIVE. Tutto ciò si traduce in RECIPROCITA’.

La partecipazione si può attuare tramite un’assemblea. Il setting dell’assemblea, soprattutto quando sono affollate, però non favorisce il dialogo e si rischia che una parte dei partecipanti si nascondando nell’anonimato.

Abbiamo affrontato anche il concetto di “democrazia”, con cui si intende il potere del popolo. Ma oggi non è più cosi. Proprio per questo abbiamo fatto un excursus nella storia della Democrazia, dalla sua nascita alla sua evoluzione. Attraverso vari esempi siamo arrivati alla conclusione che bisogna distribuire equamente il potere attuando l’INCLUSIONE con cui si crea benessere per tutti.

Il modello democratico oggi sta attraversando una crisi quindi deve sapersi reinventare in quanto la crisi non porta solo problemi, ma può essere fonte di opportunità.

Tra gli strumenti idonei a riportare la Democrazia abbiamo il bilancio partecipativo. In italia 20anni fa, nel comune di Grottammare, vicino Pescara, ciò è stato attuato, portando grande entusiamo tra i cittadini. Da allora la giunta viene sempre riconfermata. Questo perchè si è consapevoli e si può intervenire nelle scelte di bilancio. Il primo esempio è quello dell’america latina, a Porto Alegre. Questa opzione è però poco applicata, in quanto sono solo 2000 comuni in tutto il mondo ad utilizzarla.

Lewanski, ha continuato il suo discorso fino ad inoltrarci nel concetto di DEMOCRAZIA DELIBERATIVA. Quest’ultima non è ne democrazia partecipativa nè democrazia diretta e non è un’alternativa alla democrazia rappresentativa.

È basata su 6 principi:

INCLUSIONE (cittadini comuni scelti casualmente)

INFORMAZIONE (arrivare ac un’opinione informata)

DIALOGO

DELIBERAZIONE (Soppesare le opzioni e le loro opzioni) e solo dopo il decidere che si ha una decisione razionale

SCELTE CONDIVISE / CONSENSO (si capiscono le ragioni della diversità che è fondamentale)

INFLUENZA / EMPOWERMENT (trasferimento di poteri verso i cittadini).

Con questi principi è terminato il nostro incontro con il prof. Lewanski che ringraziamo in quanto attraverso il suo entusiasmo ci ha permesso di partecipare attivamente. Questo incontro è stato fondamentale perchè ci ha permesso di comprendere al meglio quanto sia fondamentale applicare questo tipo di Democrazia in uno Stato come il nostro che ha bisogno di uscire da un periodo di crisi, non solo economica, ma soprattutto di identità.

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