Bologna Open Data: una giornata di data journalism e dataninja

foto.di Michela Missimi

Oggi vi parliamo di Open Data: dati aperti e resi disponibili dalla Pubblica Amministrazione. L’approccio italiano agli Open Data è partito non dallo stato centrale ma dalla periferia. Amministrazioni regionali o cittadine virtuose che si alleano con esponenti della società civile per esplorare lo spazio dei dati aperti. A differenza di paesi quali, ad esempio, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, dove le iniziative open data sono “top-down”, qui sono “bottom-up“.

Bologna OpenData è una community all’interno della quale si sperimentano azioni sul territorio catalizzate dagli Open Data messi a disposizione da enti pubblici della provincia di Bologna o della Regione Emilia Romagna.

Mercoledì 27 novembre 2013 è stato organizzato un’incontro presso l’Urban Center al terzo piano di Sala Borsa,  da sempre luogo dell’Agenda Digitale Bolognese. L’evento ha trasformato lo spazio per gli incontri in un’aula di data journalism ed è stato organizzato all’interno del progetto Bologna Open Data, uno tra quelli cofinanziati dal bando Agenda Digitale.

Giornata formativa realizzata in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti e l’Urban Center, con la regia di Andrea Nelson Mauro, datajoriunalist, co-fondatore di dataninja.it e membro di primo piano della community Spaghetti Open Data. Andrea Nelson Mauro ha lavorato come cronista per oltre dieci anni nelle redazioni di quotidiani locali in Sicilia e in Emilia-Romagna e come collaboratore di grandi gruppi editoriali italiani  (scrivendo per il Sole 24 Ore o per il Corriere della Sera, giusto per citarne alcuni). Nell’ambito del percorso per l’Agenda Digitale, ha proposto di sperimentare attività di data journalism in linea e a supporto alle politiche di OpenData del Comune.

L’iniziativa di novembre era rivolta ad imprenditori, innovatori, giornalisti, statistici e sviluppatori, professionisti del settore o semplici curiosi.

Questa giornata di “scuola” è stata più produttiva di altre perché quello che di solito manca in queste giornate formative, qui c’era; sto parlando dell’esercizio pratico e della possibilità di realizzare qualcosa: da queste giornate devi uscire con qualcosa di finito, altrimenti è stato bello, ma ti rimane poco. Il confronto con gli altri è sempre utile e stimolante: c’è sempre qualcosa che non sai e che qualcuno ti può spiegare e viceversa. Per esempio, durante un’intervista che ho avuto la possibilità di fare ad alcuni esperti presenti all’evento (contattati via mail grazie ad Andrea Nelson Mauro), la giornalista Mara Cinquepalmi mi spiegava che in quelle 8 ore di data journalism ha sia imparato (a fare il delta) che insegnato ad usare Datawrapper, un servizio che permette di creare grafici in una manciata di minuti, pubblicarli sul web, includerli sul proprio blog, scaricarli come immagini, organizzarli in gallery e modificarli in qualsiasi momento. Deawrapper è uno strumento molto importante per chi si trova ad estrarre notizie da numeri e tabelle. Saper utilizzare queste applicazioni oggi è diventato cruciale, soprattutto per i giornalisti ma anche per tutti gli altri comunicatori.

Quello che è stato fatto mercoledi 27 novembre è assolutamente innovativo ed originale: giornalisti, statistici, data scientist e altri hanno lavorato insieme, in diversi gruppi, uno per ogni articolo pubblicato sul sito di Bologna Opendata (blog nato da questo incontro). Molti dei partecipanti hanno imparato in questa occasione cosa sia realmente il data journalism, come riferitomi dalla giornalista dell’ANSA Giulia Seno sempre durante l’intervista.

Il data journalism è una nuova forma di  giornalismo che intreccia i dati per trarne storie interessanti da raccontare. Su quali dati hanno lavorato? Su quelli che il Comune di Bologna ha reso disponibili a tutti in Open Data, cioè dati liberamente accessibili,  con un sistema di licenze ad hoc per superare quelle che ne limitano normalmente utilizzo o la diffusione anche in forma aggregata.

Dati diversi: sul numero e la collocazione di semafori, scuole pubbliche e private, sulle multe, sul reddito dei cittadini. I giornalisti  si fanno venire un’idea, gli statistici  verificano se ci sono i dati per dare gambe a quell’idea e aiutano ad aggregarli e a collegarli. Infine “chi mastica” un po’ di grafica  cerca la soluzione migliore per rappresentare l’elaborazione. Tutto questo attraverso un metodo di lavoro totalmente collaborativo, orizzontale, senza gerarchie e capace di valorizzare le competenze di ognuno. Infatti l’obiettivo della Dataninja school è supportare e mettere assieme competenze diverse lavorando in una squadra per combinare in modo creativo idee e soluzioni.

Volete aprire una scuola privata a Bologna? Consultate prima il sito di Bologna Open Data per sapere quante, quali e dove sono le scuole private nella città.

Stars, Rita e Sirio sono sistemi di controllo sufficienti per la viabilità del centro storico? O servirebbero altri sistemi di controllo degli accessi per diminuire le violazioni? La risposta la trovate su Bologna Open Data.

Qual è la voce di costo più importante del bilancio del Comune di Bologna? Trovate i dati nel sito Open Data e la loro elaborazione e visualizzazione nel sito della giornata del 27  novembre 2013.

Se questo post vi ha incuriositi e volete anche voi iniziare a conoscere e ad utilizzare i dati aperti nella città il prossimo appuntamento sarà l’International Open Data Day previsto in tutto il mondo e anche a Bologna ovviamente il 22 febbraio 2014!

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