Come fare monitoraggio civico: la mia storia con Open Ricostruzione

di Valentina Gasperini

Ti avviso, quello che stai per leggere è un post ad alto tasso emotivo su un progetto davvero prezioso: Open Ricostruzione.

Il progetto si realizza a Bondeno, Crevalcore, Finale Emilia, Reggiolo e San Felice sul Panaro, cinque Comuni emiliani colpiti dal sisma della primavera 2012. Open Ricostruzione ha come scopo quello di favorire la ricostruzione trasparente e partecipata, ovvero con i cittadini e la Pubblica Amministrazione, delle opere pubbliche danneggiate dal sisma. La parola d’ordine è “monitoraggio civico”.

Ma questo monitoraggio civico…cos’è?

É una grande occasione. Con il supporto di Open Ricostruzione i cittadini dei Comuni piegati dal terremoto hanno la possibilità di monitorare come avviene la ricostruzione e con questo assicurarsi che essa avvenga nella massima trasparenza e legalità. Nei cinque Comuni Open Ricostruzione realizza tre laboratori gratuiti e aperti a tutti, ciascuno composto da tre seminari:

  • Quello di data journalism, tenuto da Andrea Nelson Mauro, che consente di imparare come estrapolare e lavorare i dati per realizzare grafici di facile comprensione.
    Utile perché: c’è bisogno di dati esposti in maniera accessibile e comprensibile.
  • Quello sugli appalti pubblici, realizzato dall’Avv. Boris Vitiello.
    Utile perché: è solo sapendo come funziona un appalto e la sua aggiudicazione che si può monitorare il lavoro e la trasparenza della Pubblica Amministrazione
  • Quello di crowd-photography, coordinato dagli attivisti di Shoot4Change.
    Utile perché: gli scatti realizzati vanno a costituire una mappa fotografica che tiene traccia dello stato degli edifici.

Il prossimo Comune che ospiterà Open Ricostruzione è Finale Emilia, dove per sabato 14 dicembre sono previsiti i tre laboratori  ( qui il link per iscriversi). Su Flickr si trovano le foto degli incontri mentre il racconto dettagliato dei laboratori si può trovare sul blog del progetto.

Ora, il mio tentativo è quello di farti capire cosa si vive quando si partecipa ai laboratori.
Qualità è la parola chiave. Ne ho trovata tanta: in chi realizza il progetto giorno per giorno, nei professionisti che tengono i laboratori e nei cittadini che partecipano. Il clima che ho potuto respirare a Bondeno, Crevalcore e San Felice sul Panaro, i tre Comuni che finora ho visitato, è il clima che si respira quando ci si imbatte nella partecipazione civica fatta col cuore.

Si incontrano persone assai diverse ai laboratori. L’anziano che smanetta col computer tra tabelle Excel e grafici meglio di quanto potrei fare io, ventitreenne sulla soglia della opinabile definizione di nativa digitale. La studentessa delle scuole superiori che si lancia senza paura a problematizzare la ricostruzione, discutendo la destinazione dei fondi e le priorità della cittadinanza. Il fotografo che mette il proprio talento a disposizione degli altri partecipanti e li guida passo per passo nella realizzazione dello scatto perfetto, così da arricchire la mappa fotografica di immagini non solo significative ma di pregio. I ragazzi, Mohamed e Elhamed, ai quali va riconosciuto il grande merito di aver preso l’iniziativa e aver realizzato un dossier fotografico con scatti degli edifici danneggiati di Crevalcore.

ragazzi Open Ricostruzione Crevalcore

Diciamocelo: non è che capire una procedura d’appalto risulti immediato, e non lo è nemmeno realizzare un grafico interattivo a partire dai dati contenuti nel Piano della Ricostruzione stilato dalla Regione Emilia-Romagna o percorrere le strade del proprio Comune per guardare dritto in faccia i danni provocati dal sisma e fotografarli. Eppure chi lavora per il progetto non solo guida nell’uso di strumenti specifici e trasmette conoscenza spendibile per il bene del proprio territorio ma riesce a motivare a prendersi cura della cosa pubblica. E non credevo che nel farlo si potesse ottenere così tanta soddisfazione.

Così declinata la partecipazione civica smette di essere solo un’espressione in voga e diventa un’azione alla quale possono corrispondere dei risultati. E “comunità” smette di essere solo una parola e diventa un’esperienza.

In un libro che sto leggendo, “Comunità, capitale sociale, quartiere”, l’autore Marco Castrignanò, riprendendo le teorie di Luhmann e le parole di Piazzi, spiega come la società odierna si stia strutturalmente muovendo verso “gradi crescenti di evanescenza” con il risultato per gli individui di non essere più integrati bensì inclusi nel tessuto sociale, come fossero parti di un sistema e non attori sociali. Nella società che muta dall’essere consistente all’essere evanescente le rappresentazioni collettive, le ideologie, i legami sociali smettono di essere forti e diventano fragili, per non parlare dell’indebolimento del legame col territorio.

Ecco, e consentimi il volo pindarico, ciò che penso di Open Ricostruzione è che sia un progetto che tenta di sbriciolare l’evanescenza per dare radici alla democrazia, perseguendo non solo l’obiettivo di una ricostruzione trasparente ma agendo con i cittadini per i cittadini, collaborando a ricostruire legami e significati.

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One thought on “Come fare monitoraggio civico: la mia storia con Open Ricostruzione

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