Trail me up: come cresce una startup che si trova a dover fare i conti con Google?

di Eleonora Giunchi

Ha i capelli lunghi e spettinati, i jeans un po’ scoloriti ed ascolta la musica Rock. Se davvero l’abito facesse il monaco, lui sarebbe quello che nell’immaginario collettivo è un musicista scapestrato. Invece è un geologo marino e ricercatore al CNR di Bologna, gira il mondo ed è uno dei pochi in Italia che ha provato a rompere le uova nel paniere ai geni di Mountain View, battendoli almeno sul tempo.

Si chiama Fabio Zaffagnini, 37 anni, è un romagnolo pieno di idee e, con un gruppo di amici ha creato il progetto Trail Me Up, un servizio che permette di fare visite virtuali guidate di luoghi accessibili solo a piedi. Una sorta di Street View per sentieri a cui sono aggiunti dei contenuti che spiegano con taglio documentaristico ciò che è inquadrato all’interno delle panoramiche. E tutto diventa una specie di documentario interattivo attraverso il quale raccontare le storie che si nascondono dietro ai territori, dal punto di vista geologico, antropologico, letterario, naturale. Noi di Placevent l’abbiamo intervistato perché siamo convinti che con il passare del tempo sentiremo ancora parlare di lui.

Com’è partito il progetto Trail Me Up?

Ho costruito insieme al mio socio Gabriele il cuore pulsante di tutto il progetto, il nostro amato “trespolo”, composto da 5 macchine fotografiche sincronizzate collegate ad un GPS. Il prototipo l’abbiamo fatto in casa: facendo delle saldature sulle fotocamere e seguendo le istruzioni su internet…La prima l’abbiamo bruciata! Dopo aver installato le macchine fotografiche su un supporto di metallo, lo abbiamo montato su un normalissimo zaino da trekking. Il trespolo cattura le immagini a 360 gradi e la persona che lo indossa scatta foto panoramiche ogni 10-20 metri  azionando l’apparecchio con un comando in modo da poter scegliere i punti più interessanti.

Ma entriamo subito nel vivo della questione, avete voluto “sfidare” almeno sul tempo il colosso americano. Quali contatti avete avuto con Google quando hanno saputo di voi?

Il primo contatto indiretto l’abbiamo avuto a Yosemite durante una mappatura , scoprendo per caso da un ragazzino (figlio di un dirigente dell’azienda), che stavano già progettando qualcosa di molto simile a Trail Me Up. Google è una realtà troppo grande per prenderci in considerazione, ma l’idea era buona. Tramite un incubatore di Milano siamo riusciti comunque ad entrare in contatto con alcuni dipendenti di Google, ma non abbiamo ancora trovato una strada da percorrere insieme. Non ci sono porte chiuse, sicuramente non da parte nostra. Certo che questa presenza così ingombrante sul nostro mercato mi genera un’ansia non da poco. Ogni volta che leggo qualcosa di nuovo che ha fatto Google mi si stringe lo stomaco!

Progetti futuri: come ti vedi tra 10 anni?

A Santa Barbara a giocare a beach volley e godermi la vita (Ride)! Scherzi a parte, sono fiducioso perché i sentieri sono milioni, le storie da raccontare sono miliardi ed al momento credo ci sia spazio per tutti. Abbiamo un business plan per cui si è lavorato per più di un anno. L’abbiamo preparato raccogliendo un sacco di informazioni e critiche anche feroci, mettendo in discussione il progetto in ogni sua forma. Il progetto per l’anno prossimo è quello di partire con 40 zaini per mappare i sentieri dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Ovviamente il nostro futuro dipende anche dalla presenza di investitori ma anche in mancanza di questi non ci arrendiamo, cresceremo più lentamente in bootstrapping.

Come vi promuovete online ed offline?

Inizialmente, appena pubblicato il primo sentiero abbiamo iniziato a mandare centinaia di comunicati stampa, allargando anche ai nostri amici questo compito. Ingenuamente credevamo che questo avrebbe avuto un seguito. È buffo perché quando crei un progetto in cui credi ciecamente sei convinto che il mondo orbiti intorno a questo..invece poi ti accorgi che non è esattamente così. Infatti, dopo questo primo comunicato non siamo stati considerati da nessuno e le poche risposte sono state “tornate quando sarete più grandi”. Effettivamente avevano ragione perché non avevamo ancora credibilità. Piano piano successivamente, siamo partiti dai giornali locali, abbiamo vinto vari bandi e il cosiddetto “word of mouth” ha fatto il resto. Attualmente abbiamo un sito nuovo, una pagina Facebook ed un profilo Twitter. Ma la nostra forza è il target che è molto ben definito.

C’è un modo per poter contribuire aiutandovi nella mappatura di sentieri?

Certo! Sul sito c’è una pagina di riferimento attraverso la quale inserire i propri dati. Una volta deciso il prossimo sentiero da mappare, contatteremo chi ci ha prestato il suo aiuto, gli invieremo lo zaino e glielo lasceremo per due settimane. Tempo per mappare e scrivere i contenuti del report. Anzi, fatevi avanti!

Spiegaci meglio perché Crowdsourcing e Crowfunding sono due punti chiave del progetto.

A ottobre dell’anno scorso scadeva il brevetto temporaneo e trasformarlo in una patente definitiva costava intorno ai quattromila euro. Avevamo pagato i viaggi ed eravamo senza soldi, è lì che abbiamo deciso di fare crowdfunding tramite Eppela, un sito in cui si presentano progetti e si chiedono micro-donazioni per finanziarli. In pochi mesi siamo riusciti a raccogliere 4.200 euro, più dei 3.500 euro che avevamo chiesto. A quel punto abbiamo iniziato a crederci e abbiamo deciso di partecipare a dei bandi pubblici vincendo ulteriori fondi per far crescere ulteriormente il progetto. Oltre ad un investitore a cui non chiederemo milioni di euro, ma una cifra per poter costruire tanti zaini e quindi partire con il piede giusto, l’unica risorsa di cui abbiamo bisogno per sopravvivere sono le persone. Escursionisti e volontari che contribuiscano a far crescere ulteriormente quello che diventerà un progetto collettivo.

Hai paura di non riuscire a realizzare il tuo sogno?

Abbiamo voluto correre il rischio, ma sono sicuro che qualsiasi cosa accada questo non sarà mai un fallimento perché ha arricchito dal punto di vista della crescita personale me e tante altre persone.

Noi auguriamo a Fabio e ai suoi soci che Trail Me Up ottenga il successo che merita e vi lasciamo con questo video, sperando che sia fonte di ispirazione per lanciarsi in nuove sfide, siano esse start up o avventure intorno al mondo.

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