GiULiA: il progetto di una comunicazione non lesiva dei generi

GiULia giornalistedi Anna Suppa

In che modo i media raccontano le donne oggi? Le parole e le espressioni possono, nel cercare di raccontare e descrivere le donne, essere discriminatorie o offensive?  E’ necessario trovare le parole per dirlo, comunicare ciò che spesso viene rimosso: lo sguardo di genere.
Questi sono i temi della prima proposta pubblica organizzata Sabato 16 Novembre 2013 presso Palazzo Malvezzi a Bologna da GiULiA Emilia-Romagna, l’organizzazione regionale della Rete, che da circa due anni rappresenta 800 giornaliste impegnate nel divulgare la cultura di un linguaggio non discriminante. 

L’iniziativa fa parte del Festival della violenza illustrata (VIII edizione a Bologna dal 7 Novembre al 7 Dicembre 2013) riservato interamente ai temi della violenza di genere. Un considerevole programma di appuntamenti,  mostre, teatro, presentazioni e cinema, viene organizzato ogni anno, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, da La Casa delle donne, spazio attivo a Bologna dal 1990 che offre ascolto, sostegno, rifugio e dialogo alle vittime di soprusi.
La Sala dello Zodiaco alle ore 11 è gremita di giornalisti, docenti, studentesse, rappresentanti e sostenitori del progetto di GiULiA l’iniziativa è stata possibile seguirla anche in streaming.


Inma Mora Sanchez, volontaria della Casa delle donne, giornalista che si occupa della violenza di genere e dei media, introduce il seminario riportando prontamente un dato: nell’ultimo anno il numero di donne che si sono rivolte alla struttura di sostegno bolognese è aumentato considerevolmente. La Casa delle Donne lavora in rete e si occupa prevalentemente del tema della prevenzione poiché, la violenza sulle donne è un problema culturale e sociale.
A seguire, l’intervento di Alessandra Mancuso, la portavoce dell’associazione nazionale di GiULiA: “le parole sono la rappresentazione, e la rappresentazione incide sulle identità percepite da se stessi e dagli altri, si costruisce tramite le immagini, comunicazione, linguaggi”.
Spiega in che modo GiULiA ha aggregato queste riflessioni per comprendere come agire nell’ambito della comunicazione di genere e delle diversità poiché, lavorare sulla rappresentazione della donna è un problema che impegna tutta la cultura. Le condizioni necessarie per raggiungere un’azione integrata:

  • fare rete con le donne nelle istituzioni e con le associazioni
  • sensibilizzare
  • interloquire con tutti i soggetti
  • fare nuove proposte

Lavorare sul cambiamento culturale e sugli strumenti per ottenere gli strumenti che servono per accompagnare il cambiamento”.

Marina Cosi, coordinatrice di GiULiA Lombardia: “Le parole per i giornalisti sono come la lima per il falegname e lo stetoscopio per i medici; se li usiamo scorrettamente ci facciamo male”. Espone in che modo vengono rappresentate le donne negli ambiti lavorativi e quanto spesso vi siano dei vincoli che non permettono un’evoluzione di carriera, sottolineando la necessità di descrivere quello che fanno le donne e come, cercando di uscire dallo stereotipo.

Vengono introdotti i concetti di parole nude e parole vestite.
Uomo” è una parola nuda; l’uomo esiste in quanto tale; è realtà. “Donna” è una parola vestita poiché, nel vocabolario è ancora definita in rapporto all’uomo in quanto: femmina del maschio; sui giornali è descritta come: “donna ingegnere”, “donna magistrato”, o attraverso titoli qualiIl sindaco di Cosenza è incinta” (La Repubblica); “Il cancelliere tedesco in calore con il marito”.

Nel 1987 Alma Sabatini scrisse, per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per le pari opportunità tra uomo e donna, le sue raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana. 
Sergio Lepri, giornalista novantaquattrenne, dettava all’Ansa le regole lessicali corrette all’uso di: la vigilessa, la sindaca, la soldata.Mentre alcune  donne oggi richiedono la qualifica al maschile come se fosse una diminuzio: è Il caso di Susanna Agnelli e Irene Pivetti.

Josefa Idem, ex Ministra delle pari opportunità del governo Letta, interviene alla discussione sostenendo l’importanza delle declinazioni al femminile dei ruoli per essere riconoscibili; lei stessa ammette di essere pignola dal punto di vista linguistico e ha insistito per essere chiamata “la Ministra”. Definisce “tematiche strutturali” i problemi della violenza, del femminicidio, delle pari opportunità riconoscendo che esistono tanti rimedi ad essi, ma la totale assenza di vere e proprie soluzioni, che è necessario creare.
Se giornalismo si ferma alla rappresentazione di un piano è sbagliato, è un’interpretazione arcaica; deve rappresentare il mondo come una sfera”.
La Idem apprezza la realtà di GiULiA che ha l’obiettivo di creare un giornalismo meno d’assalto, meno di giudizio, meno da forza politica e si propone come specchio del mondo reale non solo come facciata ma come fotografia della realtà.

Mara Cinquepalmi, coordinatrice di Giulia Emilia Romagna, ha illustrato in che modo l’informazione sportiva racconta le donne, e come le donne compaiono nei giornali sportivi.
Sin dagli anni ‘80 Cabrini, il terzino della nazionale, veniva raccontato dai quotidiani con il titolo:
Il bell’antonio, Cabrini era anche bravo”; l’aggettivo “bello”, esce dal racconto sportivo per spostarsi su giornali più popolari. Negli stessi anni sulla Gazzetta dello Sport la campionessa di salto in alto Sara Simeoni viene definita: l’atletessa”; la prima declinazione al femminile di atleta. Gianni Brera la definisce: “questa ragazza bella e mite, un’ atletessa che trionfa, una donna di sesso onesto e sicuro”. (La Repubblica).
Josefa Idem sulla Gazzetta Sportiva viene  descritta come “atleta mamma” che ha già  una certa età, quasi come se fossero due aggravanti. Su alcune prime pagine cartacee del Corriere dello Sport e Tuttosport, Barbara Berlusconi è chiamata semplicemente Barbara, come se fosse un’amica, mentre Berlusconi e Galliani vengono menzionati sempre con nome e cognome per intero.

Sul web invece i principali titoli delle fotogallery: Le più belle dei mondiali di nuoto”, “Scendono in pista le sexy star dell’atletica leggera”, “Le tenniste? Belle e brave”.
Vengono chiaramente enfatizzati i gesti atletici e le prestazioni dell’uomo, mentre della donna si considerano i valori “aggiunti”: mamma, adulta, bella, fisicata, gossip e vita privata.  Solo in apparenza è ammessa la donna sportiva ma deve avere sempre un pacchetto più ampio rispetto al mero gesto atletico.

Il femminile “DONNEUROPA” sta cercando di raccontare le donne in un’altra maniera e anche le sportive, allontanandosi dall’immagine standard delle sportive senza veli dei più noti quotidiani.

L’intervento di Maria Teresa Manuelli di GiULia Lombardia: “I linguaggi si cambiano anche dalle immagini”.
Quando si parla di violenza sulle donne vengono usate sempre le stesse immagini per rappresentarle: accovacciate in un angolo, con le calze strappate, ferite sul corpo. GiULiA Lombardia  ha lanciato il concorso: “ lo sguardo di GiULiA. Un modo diverso per vedere le immagini rivolgendosi a tutti, per stimolare una riflessione non solo al giornalismo ma agli studenti, ai non professionisti e fotografiIl tema scelto per questa prima edizione è “Chiamala violenza, non amore”.

Al concorso hanno partecipato circa in parità metà uomini e donne che, per la prima volta, hanno riflettuto sull’immagine della violenza, altri hanno autoritratto la propria sofferenza da cui erano riusciti a uscire.

Dietro le quinte, foto di Luigi Sommese

A pezzi per amore foto di Jutka Csakanyi

Le donne non si toccano nemmeno con un fiore.
di Rossella Leone vincitrice del premio Under 18 al concorso.

foto di Antonella Monzone:
scelta per il manifesto delle manifestazioni del 25 novembre di Cgil-Cisl e Uil a Milano

Le iniziative di GiULiA Lombardia possono estendersi anche a Bologna:

    • corsi sul linguaggio di genere per futuri giornalisti e professionisti già del settore.
    • manuale da distribuire alle redazioni in collaborazione con l’Accademia della Crusca per l’uso di un corretto linguaggio femminile.
    • video- manuale per raccogliere pareri autorevoli.
    • spettacolo teatrale:“Desdemona e le altre” ripercorre la letteratura e l’ opera italiana per evidenziare come la cultura del femminicidio penetri tutta la cultura in cui siamo immersi

Beppe Errani, rappresentante dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, sottolinea il fatto che viviamo in una cultura che non ha messo a fuoco il problema su questi temi e gli stereotipi sono inguaribili. Occorre più severità e attenzione nella formazione non solo dei nuovi ma anche dei vecchi giornalisti, diffondere nelle redazioni e nella società il manuale delle parole nell’uso del genere ed i giornalisti dovrebbero compiere un primo passo nel domandarsi: “Come si fa a raccontare il lavoro e la presenza femminile nella società sui giornali?”.

Gabriella Montera, assessora delle pari opportunità, definisce GiULiA un nuovo modo di comunicare per combattere gli stereotipi di una battaglia complicata già attiva dagli anni ’80, quando si chiedeva ai dipendenti della pubblica amministrazione di valorizzare una comunicazione non sessista nel rapporto con gli utenti: i cittadini e le cittadine. Ancora oggi ci ritroviamo a discutere se “ministra” o “consigliera” sono termini accettabili o solo una brutalizzazione estetica.
La battaglia per una comunicazione non lesiva dei generi è ancora aperta.


Nelle scuole è stato creato un circuito, un progetto di didattica di genere a cui collaborano: casa delle donne, associazione sos donna, udi, amelin, pedagogiste che lavorano i temi della comunicazione a scuola, gruppo alice, il cassero e l’arcigay. Tutti insieme hanno presentato un progetto alla Provincia che è stato attuato e  riguarda una educazione alla differenza.
Per riuscire ad agire  sulla comunicazione mediatica è fondamentale raggiungere i luoghi, le agenzie educative, e la famiglia.

Partecipare personalmente al convegno è stato un ulteriore momento di riflessione per comprendere quanto il tema permei l’intero sistema socio-culturale e sia profondamente difficile da smussare; quanto impegno, lavoro, idee e comunicazione devono essere costantemente programmate e divulgate. Un impegno che può ottenere risultati solo con la vicinanza e forza di tutti, non di sole donne ma anche di una consistente porzione di uomini.Trovo sia particolarmente innovativo ripartire dal sistema scolastico e dai bambini fornendo loro né schemi, né preconcetti ma una vera e propria educazione che riconosce le differenze e le rispetta. E’necessario pensare non più a un voi ma a un NOI collettivo.
L’IO che si assume le proprie responsabilità nel fare quotidiano.

Riusciremo a ripartire e agire modificando il sentire comune?

Qual è la vostra opinione?

Ecco il video dello streaming dell’iniziativa di GiULiA Emilia Romagna


Video streaming by Ustream

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