La città che cambia: smart cities nell’Agenda Digitale

Foto di Stefano Corso

Foto di Stefano Corso

di Yvonne Venturetti

Comunicazione, innovazione e tecnologia sono gli ingredienti del secolo della digitalizzazione: il ventunesimo. Le città sono in continua evoluzione e i veri protagonisti del cambiamento sono i cittadini; la realtà urbana muta, infatti, per ascoltare le esigenze di chi vive in quel territorio, nell’auspicio di offrire una qualità di vita sempre migliore. E’ questa la differenza tra un semplice agglomerato di individui e una città smart, che vuole essere efficiente, innovativa, ed utilizzare strategicamente i potenziali della tecnologia.

Queste riflessioni, tradotte in termini concreti e cooperativi, prendono forma all’interno della Smart City Exhibition, manifestazione nata dalla partnership tra FORUM PA, società privata che da oltre vent’anni promuove l’incontro e il confronto tra pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini sui temi centrali dell’innovazione, e Bologna Fiere, uno dei principali organizzatori fieristici europei.

Bologna è la sede prescelta che dal 16 al 18 ottobre 2013 ha ospitato la seconda edizione della SCE, anche quest’anno punto di incontro italiano ed europeo delle più avanzate realtà dei centri urbani e delle comunicazioni. I professionisti che prendono parte all’evento hanno, in queste occasioni, l’opportunità di incontrarsi e riflettere, al fine di utilizzare al meglio l’innovazione, perseguendo strategie di politiche sostenibili e attente alla voce dei cittadini.

L’edizione 2013 si è presentata con una formula innovativa che ha alternato ritmi partecipativi ad altri più riflessivi, con particolare riguardo alle dinamiche internazionali, nella speranza di creare i presupposti per una nuova cultura collaborativa. 

Città intelligenti ed Agenda Digitale sono le protagoniste del convegno Le smart cities nell’Agenda Digitale, tenutosi giovedì 17 ottobre 2013. Prima di entrare nel cuore della conferenza, cerchiamo di capire che cosa questi due importanti concetti vogliono significare.

Per poter comprendere quali possano essere i potenziali smart di una città, è opportuno chiedersi quali siano gli elementi che la rendono diversa da ogni altro centro urbano. Su essi si andrà ad operare in una prospettiva di attenzione alle esigenze del cittadino, di gestione oculata delle risorse, di sviluppo sostenibile e di sostenibilità economica. Una città intelligente diventa, in questi termini, una realtà dinamica, innovativa e tecnologica.

L’agenda digitale, d’altro canto, è: “Una visione di digitalizzazione e modernizzazione che parte da un’iniziativa europea e che vede l’uso delle tecnologie digitali per migliorare l’efficienza e la qualità della vita, andando ad incentivare i settori della cultura, della società e dell’economia.”, queste le parole di Luca De Biase, membro dell’Unità di Missione Governativa sull’Agenda Digitale che ha coordinato il convegno Smart cities nell’Agenda DigitaleLa città smart viene considerata, in tal senso, all’interno della Rivoluzione del Digitale e di politiche che possano sostenerne gli obiettivi principali.

Il governo ha recentemente optato per un rafforzamento della governance dell’Agenda Digitale Italiana, nominando un commissario. Testimonianza, questa, di un grande interesse ad un tema che sta dimostrando, giorno per giorno, la propria rilevanza. Sono state, inoltre, stanziate parte delle nuove potenzialità di investimento accordate all’Italia in sede europea a partire dal 2014. Il digitale si configura, quindi, come settore strategico per la crescita al quale è necessario prestare attenzione per conferire alla propria città un profilo smart.

La conferenza Le città smart nell’Agenda Digitale ha preso avvio con l’intervento di Juan Pablo Espinoza Burgos, coordinatore della conferenza latino americana delle città digitali e responsabile dell’Agenda Digitale di Quito. La sfida per la sua città consiste nell’elaborazione di un piano metropolitano per renderla intelligente in termini di innovazione sociale, con un uso della tecnologia proiettato al benessere dei cittadini.

Le città non fanno la guerra, sono il luogo della civiltà, dove le persone fanno la vita. Le città sembrano diventare luoghi in cui ricostruiamo la nostra prospettiva.”, queste le parole di Francesco Caio, commissario di governo per l’attuazione dell’Agenda Digitale, che in collaborazione con l’Unità di Missione per l’Agenda Digitale si sta muovendo per favorire l’emergere di una governance delle applicazioni dei piani dell’Agenda che richiedono grande collaborazione. In merito alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione, uno dei temi più importanti dell’Agenda Digitale, Caio ha individuato tre priorità connesse all’obiettivo principe, quali rispettivamente: anagrafe nazionale per i cittadini, identità digitale e fatturazione elettronica. L’intento, a lungo termine, è di creare uno stato intelligente, competitivo e digitale.

Tra le città intelligenti prese in considerazione nel corso del convegno compare anche Londra, la cui realtà urbana viene raccontata da Joe Mitton, consulente speciale presso l’Ufficio del Sindaco di Londra dal 2010. Secondo Mitton è necessario individuare le peculiarità della propria città, ciò che genera valore e che distingue una metropoli dall’altra, per dar forma alle strategie smart. Londra possiede una piattaforma online di dati gratuiti, date store, utili per lo sviluppo di applicazioni che si servono di queste informazioni. Un aspetto poco smart, per contro, è l’enorme traffico londinese, fonte di disagi ed inquinamento, che può, però, essere ridotto dall’utilizzo dei mezzi pubblici. Mitton ci informa, inoltre, che è in fase di attuazione anche il progetto Talk London, forum online che permette il dialogo tra cittadini ed istituzioni in un’ottica di efficienza, efficacia e trasparenza dei servizi.

Nella fase conclusiva della conferenza, l’attenzione è stata rivolta alla nostra Penisola, nettamente in ritardo rispetto alle altre realtà europee. Francesco Caio parla di “Osteoporosi della rete” per descrivere la situazione italiana, “Dalla quale è bene uscire con umiltà e serenità.”, egli sostiene. Concretamente, è necessario colmare il distacco in cui versiamo, eliminando il Digital Divide e innescando una cultura del digitale come importante opportunità di sviluppo con benefici percepibili in termini economici e sociali per l’intero Paese.

Carlo Purassanta, amministratore delegato Microsoft Italia, parla a tal proposito di digitalizzazione e formazione gratis per i giovani da estendere agli ambiti lavorativi e di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione per poter offrire servizi migliori, più efficienti ed efficaci. L’informatica acquisisce un nuovo paradigma in termini smart: risposte più rapide all’utenza e soluzioni aperte, dunque, replicabili. “Rendere una città digitale significa costruire il proprio futuro, dal momento che rappresenta ben l’80% del PIL.”, così risponde Purassanta alla domanda legittima: “Per quale motivo Microsoft si interessa alla rivoluzione del digitale in Italia?”, inducendoci nuovamente a considerare l’importanza della digitalizzazione. In Italia, per poter colmare la disparità e il ritardo rispetto al sistema europeo è opportuno omogeneizzare il servizio digitale, prosegue l’amministratore delegato Microsoft; lo Stato deve assumersi la responsabilità di standardizzare il sistema informatico nazionale, in modo tale da poter riutilizzare i dati a disposizione.

La sfida per il nostro paese, secondo Roberto Viola, Vice Direttore Generale Connect Commissione Europea, presente virtualmente al convegno, consiste, come constatato dagli interventi precedenti, nel colmare il differenziale e ritrovare la competitività in Europa. L’innovazione digitale, inoltre, proviene dal basso: sono le comunità, infatti, le vere protagoniste del cambiamento. Tuttavia, in Italia il concetto che il cittadino medio ha della tecnologia digitale è ancora limitato. Bisogna, pertanto, dare forma ad una innovazione sociale che coinvolga i soggetti in una partecipazione attiva in un’ottica di efficienza.

Le smart cities non sono laboratori per i ricercatori, ma il motore della trasformazione sociale; sono la frontiera della democrazia digitale.”. Si conclude così l’intervento di Viola, che insieme alle voci dell’ingegner Angelo Valsecchi, del presidente di Astrid Franco Bassanini, e di Paolo Cattolico, responsabile marketing per clienti strategici HP Europa, lasciano il pubblico italiano in una profonda riflessione circa la situazione del nostro Paese, le potenzialità sprecate, ma anche sui punti che, piùo meno utopisticamente, possono davvero fare la differenza, portandoci a correre nel frenetico mondo dell’innovazione, al passo delle altre potenze.

Il confronto positivo con gli altri, in conclusione, diviene assolutamente indispensabile nel momento in cui si traduce in cooperazione, in collaborazione, non in chiusura o competitività egoistica. Questo è un valore importante appreso dal convegno, nonché il consiglio che il nostro Paese deve seguire per imparare, migliorare e riscattarsi.

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