Blurring: il lavoro ci segue anche in vacanza

Photo by Chaiwat

di Marco Pontillo  

Parliamo di blurring. Ne avete sentito parlare? Tale fenomeno consiste nel mescolare vita privata e lavoro, mediante l’utilizzo dei vari dispositivi mobili digitali come tablet, smartphone e portatili, i qu ali permettono a ciascuno di “portarsi dietro”, praticamente ovunque ed in qualsiasi momento, il proprio lavoro.

Analizzando la parola dal punto di vista lessicale, scopriamo che deriva dall’inglese (che sorpresa!) to blur, che significa offuscare, sfumare, il che rende perfettamente il concetto di compenetrazione della sfera lavorativa all’ interno di quella personale. Questa tendenza, sempre più diffusa, sta ovviamente cambiando l’etica del lavoro, così come è successo in passato con il crowdsourcing, e di recente con il fenomeno BYOD, di cui ci ha parlato Francesca Perrino in un precedente post.

Tutte queste esperienze hanno in comune la tecnologia, in particolare quella legata al web e all’introduzione di nuovi device. La pratica del blurring può accrescere l’efficienza del lavoro, almeno stando ai risultati di un’indagine condotta da Pullman, brand alberghiero del Gruppo Accor, su un campione di viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Dall’indagine emerge come il 61% di essi dichiari di avere sempre con sé il proprio dispositivo professionale, persino in vacanza o nei viaggi del weekend, per rimanere in contatto con il datore di lavoro, così come c’è un accordo quasi unanime nel ritenere che avere sempre a portata di mano un dispositivo aziendale, nel caso di viaggi di lavoro, aiuti anche i rapporti con i propri familiari. Più dell’80% reputa che smartphone e tablet permettano di gestire più liberamente e serenamente il lavoro, e consentano di aumentarne la produttività, ed infine c’è chi considera la pratica come possibilità di migliorare la propria carriera.

Photo by Jesse Knish

Tuttavia esiste una diversa percezione di tale fenomeno, a seconda del paese di origine; infatti coloro che provengono da quelli con economie in rapida crescita, come i paesi BRICS (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono più inclini ad utilizzare dispositivi in villeggiatura: i fuoriclasse del blurring sono cinesi e brasiliani (79% e 71% contro una media del 60% nel resto del mondo). All’ opposto invece troviamo francesi e tedeschi, i quali pensano che i dispositivi mobili aziendali siano origine di stress in vacanza, e non sono neanche favorevoli ad avvalersene per incombenze private sul luogo di lavoro.

Dunque sono più i risvolti positivi oppure quelli negativi ? Resta difficile dare una risposta univoca poiché valutare l’impatto oggettivo di tale tendenza non risulta facile. Eppure una cosa è certa: un uso troppo esagerato di dispositivi mobili, per sbrigare affari personali, nel luogo di lavoro non è corretto, né desiderabile; allo stesso modo quando si è in vacanza bisogna, ogni tanto, “staccare la spina” dal lavoro e prendersi un pò di tempo da dedicare a se stessi ed ai propri cari, mettendo da parte tablet, smartphone e altri device aziendali.

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