Quante vite umane è costato il mio smartphone?

Foto di Niall Kennedy

Foto di Niall Kennedy

 di Andrea Asteriti e Joska Scekic

Dall’ 8 al 13 ottobre si è tenuta a Bologna la 7° edizione del Terra di Tutti Film Festival presso il Centro sociale TPO e il cinema Lumière che hanno proposto  la rassegna internazionale di cinema e documentario sociale organizzata dalle Ong COSPE e GVC.

Nel corso del Festival abbiamo assistito alla proiezione di “Inside Apple” , in concorso per il Premio Miglior  Produzione Internazionale, della giornalista investigativa e filmmaker francese Anne Poiret e del produttore Sebastien Deurdilly. Nel 2010 Foxconn, azienda cinese fornitrice di Apple, attirò l’attenzione della regista a causa di una serie di suicidi  avvenuti all’interno della  azienda da parte di 13 dipendenti.

Anne Poiret ha vissuto per due mesi in Cina cercando di entrare nel “sistema lavorativo Foxconn” che consiste in 14 ore di lavoro giornaliero no-stop, mesi senza giorni di riposo e condizioni di vita precarie in alloggi simili a delle celle. I dipendenti che vivono in queste “City – Factories” non possiedono più una vita sociale, non si conoscono e non comunicano tra di loro, dividono la loro vita tra poche ore di riposo e tanto lavoro. L’azienda, per prevenire ulteriori suicidi e lincenziamenti, ha trovato la “soluzione”: sottoporre i dipendenti a test psicologici pre-assunzione e istallando intorno agli alloggi una serie di reti protettive.

I dipendenti Foxconn non solo vengono sottopagati con un compenso di 220 euro mensili ma da questa cifra viene sottratta anche la spesa dei test e degli alloggi in cui andranno a vivere.

Questa situazione è presente in tutte le principali aziende produtrici di smartphone. Il caso Samsung in Cina, non si differenzia da Apple, in quanto la stragrande maggioranza di lavoratori non possiede una copia del contratto di lavoro e non conosce i propri diritti. Ci troviamo davanti a un vero “reclutamento militare” che vede ogni dipendente costretto a scusarsi in caso di errore, presentando una lettera di scuse o addirittura dovendo pagare di tasca propria.

In Cina questa situazione e’ sotto gli occhi di tutti ma gli interventi da parte delle istituzioni sono pressoche’ inesistenti. Quello che il documentario di Anne Poiret mostra e’ che molti giovani studenti vengono obbligati a sostenere tirocini presso le sedi dell’azienda che, nella maggior parte dei casi, non hanno nessun riscontro e legame con il percorso di studi da loro scelto, come il caso di studenti di medicina che si ritrovano a lavorare in fabbrica perchè altrimenti vedrebbero negata la possibilita’ di conseguire il diploma.

Durante il Festival abbiamo avuto modo di intervistare il produttore di “Inside Apple”, Sebastien Deurdilly che ci ha rivelato un interessante particolare: il documentario ha ottenuto molto successo in Europa e nelle varie compagnie televisive, suscitando domande e dibattiti su Apple e sulla sua produzione, mentre in Cina nessuna emittente ha accettato di mandarlo in onda e rendere pubblica questa problematica.

Di fatti il governo cinese non si e’ pronunciato in merito, in quanto la situazione viene vista sotto un altro aspetto, quello che vede queste fabbriche dare lavoro a 1,4 milioni di persone abbattendo il tasso di disoccupazione.

Inoltre l’azienda Foxconn è responsabile dell’inquinamento chimico e della diffusione di malattie croniche nei villaggi sottostanti alle fabbriche e in tutto il territorio. Questa “piaga”, se cosi si puo’ definire, ha dichiarato la propria intenzione di spostare le produzioni in India e Indonesia incrementando la produzione di smartphone, ma aumentando cosi l’impatto ambientale sul territorio e sulle persone.

Vorremmo sottolineare un altro importante aspetto che fa riflettere, quello che vede i costi di produzione di un semplice smartphone dal valore massimo di 150 euro, mentre sul mercato viene venduto a quattro volte tanto. Sebastien Deurdilly e Anne Poiret hanno voluto con il loro documentario rendere pubblica questa cruda realta’ senza andare contro la produzione in se’ ma limitandosi a sottolineare le condizioni in cui sono tenuti a lavorare i dipendenti e il modo in cui vengono obbligati a vivere.

Cio’ che lascia senza parole e’ che Apple a riguardo non si e’ mai pronunciata.

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