Hackers imprenditori: la sicurezza in rete e il mercato dei dati

Screen Shot 2013-09-18 at 6.48.24 PMdi Valentina Bazzarin

Chi come me osserva e commenta la rete ha da tempo intuito che la “sicurezza” delle connessioni e delle banche dati è uno dei filoni di ricerca e di investimento più interessanti e uno dei temi da mettere nell’agenda del dibattito pubblico al più presto per raccogliere punti di vista, competenze e opinioni da tradurre nelle pratiche e nelle policy che ancora mancano nel nostro paese e che sono estremamente deboli anche nel resto del mondo. Per questo motivo sfrutto il pretesto dell’evento bolognese #HackinBo per un intervento un po’ più lungo e complesso del solito, diviso in alcune puntate, che non si limiterà alla cronaca dell’iniziativa, ma proporrà alcuni materiali inusuali per un laboratorio universitario e una serie di spunti nella speranza che su questo tema si possa aprire con gli studenti e con chi visita e commenta questo blog il dibattito che ancora manca.

Qualche settimana fa il settimanale Internazionale titolava in copertina, riprendendo i punti fondamentali di un lungo articolo scritto da Evgeny Morozov per il Frankfurter Allegemeine Zeitiung: “Addio Privacy. Le nostre informazioni personali sono diventate una merce. Non bastano leggi per impedirlo. Serve un nuovo attivismo politico.“. Morozov, autore del tagliente e rivelatore: “L’ingenuità della Rete“, nell’articolo tradotto dal settimanale italiano avverte:

“Non possiamo ignorare la dipendenza americana dalla sorveglianza. E’ una realtà e ha delle conseguenze, e il mondo farebbe bene a mandare gli Stati Uniti in un centro di disintossicazione da big data“.

Come mai la sicurezza nella rete è finalmente messa nell’agenda di una delle riviste più diffuse in Italia e che tradizionalmente si occupa più di politica, di diritti e di libertà di informazione che di tecnologia? Carola Frediani, giornalista esperta di IT e autrice, con Giovanni Zaccardi, di un interessante testo su Anoymous, in un recente post su Wired collega l’aumentato interesse dei media statunitensi (ed Europei aggiungo io) per la IT security a quanto successo con il data-gate: “… dopo lo scandalo Datagate anche i media statunitensi cominciano a interessarsi al multiforme mondo della sorveglianza, tanto che il magazine The Verge, particolarmente attento ai diritti digitali, dedica un approfondimento a un’azienda italiana da noi ormai abbastanza nota, Hacking Team.

Se le aziende, i governi Europei, le amministrazioni locali, l’informazione main-stream e l’opinione pubblica sono ancora ingenui e vanno sensibilizzati sulle intrusioni, i furti e il mercato dei dati, esiste una categoria di persone, abitata dai cittadini impegnati nella creazione di contenuti di controinformazione e dagli attivisti dei movimenti, che in realtà da tempo è interessata e attenta alla sicurezza dei dati e soprattutto alla rintracciabilità delle identità e delle azioni degli utenti. Questo piccolo gruppo di persone utilizza da tempo servizi come A/I (Autistici/Inventati) che permettono di comunicare in modo libero, gratuito, protetto e universalmente accessibile.

Nel loro Manifesto A/I spiegano:

“Noi ci proviamo, offrendo servizi online (spazio web, posta elettronica, mailing-list, chat, instant messaging, anonymous remailer, blog, newsletter e altro ancora) a individui e progetti in linea con queste esigenze; fuori dalla logica commerciale dell’offerta di servizi e di spazi a pagamento, accogliamo volentieri chi vive conflittualmente la censura culturale, mediatica, globalizzante dell’immaginario che ci viene preconfezionato e venduto.”

Spazi e servizi di A/I, nonostante le numerosissime richieste di accesso e di utilizzo dopo il datagate, non vengono destinati ad attività (direttamente o indirettamente) commerciali, al clero, ai partiti politici istituzionali: o comunque, in sintesi, a qualunque realtà che disponga di altri mezzi per veicolare i propri contenuti, o che utilizzi il concetto di delega (esplicita o implicita) per la gestione di rapporti e progetti.

L’equilibrio tra la libertà di informare ed essere informati, tra il segreto industriale e la possibilità di condividere informazioni e dati, senza cadere nelle trappole degli interessi economici e senza farsi ingannare dalla retorica della libertà ma senza farsi terrorizzare dalla mancanza di controllo sulle intrusioni nelle nostre identità digitali è la chiave di lettura che ho utilizzato per elaborare criticamente i contenuti proposti nell’evento di venerdì 20 settembre a Bologna, che da il titolo a questo post, e di cui ho tratto le informazioni e le riflessioni che condividerò nelle prossime puntate.

Anticipo solamente che l’evento bolognese, nato dall’interesse di Mario Anglani, un meccanico della Ducati con la passione per le nuove tecnologie e la sicurezza informatica (qui la sua intervista per Pensatech su Radio Città del Capo), ha avuto un buon successo di pubblico e di partecipazione, che ha ottenuto il bollino dell’Agenda Digitale, e che hanno partecipato aziende e sviluppatori da tutto il paese, ma non rispetta il suggerimento del collettivo autistici o inventati. Al contrario chiede di delegare la gestione dei dati aziendali ad aziende specializzate o a super-esperti di sicurezza informatica. Chiaramente il settore della sicurezza è un mercato interessante e in espansione e non sono da condannare i professionisti o le aziende, spesso nate come Start up e quindi che danno lavoro a giovani imprenditori, che provano a sollevare domande e a proporre risposte sul tema. Ma manca un atteggiamento consapevole e critico nei confronti della sicurezza. L’atteggiamento che porta a confrontarsi con i quesiti che rilancio qui: che implicazioni etiche, economiche e giuridiche ha per la mia azienda delegare la gestione della sicurezza dei dati ad un soggetto a me esterno? Se sono un decisore della pubblica amministrazione posso permettermi di lasciare gestire ad un soggetto esterno i dati dei cittadini? Come posso garantire che queste informazioni non verranno vendute o utilizzate per fini non coerenti alla mia missione?

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2 thoughts on “Hackers imprenditori: la sicurezza in rete e il mercato dei dati

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