Velocità: per emergere dal caos del web

velocità e caos del webdi Alessandra Minuto

In un sistema sovraffollato come Internet, in cui milioni di organizzazioni profit e no profit vogliono comunicare agli utenti,  requisito fondamentale per emergere è la velocità.

Potrebbe essere saputo e risaputo che il web è il bacino per eccellenza in cui le aziende cercano nuovi clienti o fidelizzano i propri, mentre potrebbe essere meno scontato il modo in cui alcune riescano a farlo meglio di altre.

I messaggi e le informazioni sono tanti, l’attenzione degli utenti dedicata a tali contenuti è poca, quindi come risolvere questo dislivello? Come comunicare la storia del proprio brand in maniera efficace? Un interessante articolo di Event Report ci da 5 suggerimenti per affrontare tale problematica:

1 L’elemento visivo. Fondamentale per attirare l’attenzione è offrire elementi visivi ai propri utenti che vengono maggiormente incuriositi e quindi attratti. Aumenta così la predisposizione a cliccare sul link o leggere il contenuto testuale.

2 Titolo accattivante. Nessun utente legge fino in fondo e con attenzione, quindi affinché l’utente si concentri sui nostri contenuti occorre catturare il suo interesse dal principio.

3 Organizzare le informazioni. Gli utenti hanno poco tempo per organizzare tutte le informazioni che ricevono, quindi spesso si ritrovano a scartarne di utili. Si prediligono quindi contenuti chiari e concisi e gli utenti sono attratti da contenuti fruibili graficamente.

4 L’emotività. Ogni scelta è guidata dalle emozioni quindi è fondamentale che i contenuti stimolino l’ individuo trattando argomenti personali e rilevanti.

5  Aggregare i contenuti. I contenuti devono essere aggregati affinché il target di riferimento li possa trovare con facilità senza doversi barcamenare nel caos di tutte le piattaforme presenti su internet.

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2 thoughts on “Velocità: per emergere dal caos del web

  1. Mi viene in mente anche un altro post che contiene utili spunti di riflessione sulla nozione di “influencer” nel web, diversa ma con qualche affinità a quella che nei media studies era nota come “opinion leader”: http://blog.kissmetrics.com/guide-to-influencer-targeting/?goback=%2Egmr_4541390%2Egde_4541390_member_259540303
    (per cominciare a pensare a qualche ipotesi con Valentina Bazzarin qualche tempo fa ci veniva in mente se una delle differenze non consistesse nel fatto che il flusso non fosse più solo a due stadi ma non diventasse “scattered” o “clouding/clouded ;-)) (https://www.researchgate.net/publication/251969945_Collective_tellers._Web_collaboration_two_examples)

  2. Se utile, circa il titolo, che in effetti sembra essere come sempre uno dei primi aspetti di rilievo per attirare l’attenzione, ci sono alcune indicazioni anche in questo post che riferisce di una ricerca americana: http://blog.tagliaerbe.com/2013/07/come-scrivere-titolo.html
    Per il resto, chissà se un giorno riusciremo a riflettere bene su quanto si dice e si scrive in giro circa le cosiddette “emozioni” che guiderebbero le scelte dei singoli, come anche a quelle che un sociologo come Boudon, ispirandosi all’individualismo metodologico, chiamava le “buone ragioni”.
    Ad ogni modo, caos e sovraffollamento a parte, sappiamo davvero come e attraverso quali “sentieri interrotti” (Heidegger non me ne voglia) persone diverse si muovano sul web? Chissà se la distribuzione sociale della conoscenza suggerita da Schutz (saggio sul “cittadino bene informato”), con le sue diverse aree di attribuzione di rilevanza e di interesse, non possa ancora essere utile, cercando magari di elaborare un’ipotesi di applicazione specifica in qualche ricerca empirica?

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