Imparare è divertente nel nuovo millennio

bambola di pezza

Foto di Giuseppe Moscato

di Laura Brugnoli

Nella homepage formichine camminano e ranocchie strizzano l’occhio, robottini invitano a scaricare le app educative di Ebooks&Kids disponibili su iOS, Android e Windows mobile 8.0. L’idea è stata di Giovanna Pellizzari e Massimo Mauri che insieme, questo febbraio,  hanno deciso di fondare una società di editoria digitale per lanciarsi nel mercato fertile delle app per bambini aprendo la loro start-up.

Il lancio dei prodotti è stato il sette maggio con Wee Kids , le prime quindici applicazioni animate e interattive studiate per bambini tra i 2 e i 10 anni. Al progetto hanno preso parte due illustratrici milanesi, Elena Locatelli e Angela Bornia, mentre il software è stato realizzato da  Francesco Colombo e Nicola Marchesan.

L’obiettivo è quello di catturare l’attenzione dei bambini attraverso l’allegria e i colori delle immagini  stimolando così la mente all’apprendimento della scrittura, matematica, disegno, musica, etc. Le apps di Ebooks&kids sono disponibili in nove lingue: cinese, giapponese, inglese, francese,  italiano, portoghese, spagnolo, tedesco, russo e possono essere usate a livello mondiale nella maggior parte dei dispositivi tablet e smartphone.

Se fino a pochi anni fa la tecnologia era vista come una minaccia e i genitori ne temevano gli effetti sui loro figli, oggi sempre più bambini in età pre-scolare utilizzano computer e tablet per giocare, per apprendere e, perché no, insegnare ai loro nonni. Il magazine The Atlantic definisce questa generazione come  «Touch-Screen Generation» perché è nata a contatto con la tecnologia e assieme ad essa vive ed impara: l’interattività del tablet, per esempio, permette alla mente di elaborare e interagire, senza rendere il bambino passivo nell’assorbire nozioni. Massimo Mauri però tiene a precisare che le apps non si sostituiranno all’insegnamento del mentore, saranno solo un valido e divertente supporto.

Anziché affondare le loro mani nella sabbia o nei colori, e disegnare con le dita forme e paesaggi, i bambini fanno scorrere i polpastrelli sugli schermi digitali mettendo a nudo la creatività, proprio come facevano cento anni fa.” La strampa.it

Le problematiche che sorgono sono però due:

  • da un lato i risvolti negativi che l’uso eccessivo della tecnologia può portare, come l’affaticamento della vista o l’isolamento;
  • dall’altro lato il problema si potrebbe presentare, in un secondo momento, per quei bambini che durante l’infanzia non hanno avuto accesso a questo tipo di tecnologie pedagogiche e non ne hanno potuto trarre i benefici come i loro coetanei.

Se il primo problema è facilmente risolvibile con la giusta misura e il controllo degli adulti, del secondo problema chi si ne occuperà? Questa sorta di divario digitale dovrà forse essere colmato dalle strutture scolastiche?

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7 thoughts on “Imparare è divertente nel nuovo millennio

  1. La tecnologia è interessantissima come applicazione della scienza, ma questo ci deve essere, anzi ci vogliono molte più conoscenze, una mente vivace, la voglia di fare che molti studenti non hanno, …se gli dai in mano un tablet non devono andare a leggere lo sport di nascosto, o la moda su Zelando……questo fanno quasi tutti e se il tablet glielo spacchi
    in testa si rompe e sono c. amari per gli insegnanti

    • Effettivamente il tablet sbattuto sulla testa dei bambini potrebbe non rientrare fra le modalità d’utilizzo suggerite … non che io sia contraria all’uso creativo della tecnologia, tuttavia concordo con Angela quando dice “i bambini hanno bisogno di adulti che stiano al loro passo”.

  2. le perplessità sull’argomento sono davvero tante…solo una cosa è certa: i bambini hanno bisogno di adulti che stiano al loro passo….non è semplice…ci vuole tanto impegno che viene sicuramente ripagato nel momento in cui osserviamo i loro occhi dopo avergli proposto stimoli adeguati alle loro ” avanzate” menti!!!!

  3. In questo periodo non farei troppo affidamento sulle Istituzioni Pubbliche. Il ministro Profumo ha firmato il decreto per l’adozione obbligatoria dei libri di testo digitali dalle scuole elementari a partire dal 2014-2015. Ciò ovviamente ha scatenato l’ira di editori e librai che, pur di sporgere obiezioni, si sono eretti a paladini per la difesa della salute dei bambini che potrebbe essere compromessa dall’eccessivo uso di stumenti digitali; come se fin’ora gli fosse interessato a qualcuno delle nostre schiene! Ma il punto focale è che si propongono queste riforme in un Paese in cui non ci sono le adeguate infrastrutture ed il governo non è disposto ad investire. Dunque, mi viene veramente difficile immaginare che nelle scuole del mio paese, dove oggi non ci sono ancora i riscaldamenti d’inverno, le lavagne digitali sono un miraggio e non esistono palestre attrezzate (e mi fermo qui!), tra un paio d’anni tutti i bimbi avranno un tablet per studiare!

    • Mia madre è un’insegnante di scuola primaria e la sua scuola fa da tempo corsi di formazione per usare le lavagne digitali, corsi di informatica e anche l’ installazione delle attrezzature è avviata. Si tratta di una scuola in una cittadina piccola, quindi immagino che nelle città più grandi la situazione sia ancora più avanzata. Abbiamo tanti problemi di infrastrutture e forse i tablet non sono la prioritá.. O forse si? Non abbiamo detto che la scuola italiana deve al più presto riportarsi agli standard delle scuole europee? Ma è una questione di cultura in generale no? Abbiamo detto che serve una riforma profonda, prendiamo come positivo questo tentativo di “ammodernamento” no? Anche se dovesse inizialmente riguardare una parte del “sistema”… È gia qualcosa…per la protesta degli editori sono d’accordo con te! Se il motivo è la salute dei bambini ė vergognoso!

      • Esatto, erano proprio queste le mie perplessità! La mancanza di fondi in particolare; so che in alcune scuole lavagne digitali già sono utilizzate ma non ovunque. Inoltre se la fascia d’età in questione va dai 2 ai dieci anni si parla anche di materne ed asili, che già faticano ad inserire bambini e non hanno certo fondi per la tecnologia.

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