FormicaBlu: segui le sue tracce per scoprire il mondo!

di Francesca Borsariuntitled

Communi.Action ormai sta per arrivare, e martedì ad aiutarci a coordinare questo grande evento ci sarà Elisabetta Tola, fondatrice di Formicablu. Ma cerchiamo di capire meglio chi è Formicablu attraverso le parole della sua fondatrice.

Chi è Formicablu e quando nasce?

Formicablu è una agenzia di comunicazione scientifica, che ho fondato nel 2005 assieme ad altri tre soci. Negli anni ci sono stati vari cambiamenti e adesso siamo 7 soci e abbiamo 2 sedi, a Bologna e a Roma. Formalmente Formicablu è un’azienda, una srl, ma nei fatti corrisponde più a una specie di studio associato di liberi professionisti: ognuno di noi viene da percorsi abbastanza diversi e anche se in molti abbiamo una laurea scientifica ci sono anche due filosofi e un laureato in scienze della comunicazione. Tutti quanti poi abbiamo un master in comunicazione scientifica, ma qualcuno si è preso perfino un dottorato. Insomma, siamo un gruppo piuttosto eclettico e ci completiamo bene gli uni con gli altri.

Di cosa si occupa Formicablu?

Il nostro focus principale è uno sguardo scientifico sul mondo e la maggior parte delle nostre attività vertono proprio specificamente sulla comunicazione scientifica, anche se ognuno di noi si occupa di cose diverse. Alcuni lavorano di più con i media, come giornalisti, produttori e conduttori di programmi radiofonici. Io, ad esempio, sono una conduttrice di Radio3scienza, su Radio 3 Rai, e di Pensatech, su Radio Città Del Capo a Bologna. Oltre a questo seguiamo progetti di sviluppo di prodotti multimediali, principalmente video e animazioni, per l’editoria scolastica e lavoriamo anche con gli istituti di ricerca e le università, supportando i ricercatori nello sviluppo di piani di comunicazione e nella produzione di contenuti per siti web, libri, materiale didattico o per tutte le attività di dissemination&outreach,che ormai sono obbligatorie per tutti i progetti di ricerca che ricevono finanziamenti pubblici. Poi facciamo molta formazione, insegnando in diversi master e scuole di giornalismo, e infine stiamo sviluppando una nostra attività editoriale: abbiamo già prodotto un video che raccontava l’esperienza di un gruppo di ragazzi dopo il terremoto di L’Aquila, e ora stiamo andando online con un sito dedicato al datajournalism (ddjIT) e uno all’agrobiodiversità.

Quale legame cercate (o scoprite) ogni giorno tra scienza e tecnologia?

La scienza per noi è un modo per scoprire il mondo, uno sguardo verso la realtà che ci sta attorno, sia quella lontana e sia quella in cui siamo immersi. Anche la tecnologia ci appassiona, è l’insieme di strumenti creativi con cui conviviamo e che ormai caratterizzano buona parte della nostra vita.
Credo che oggi non abbia più senso ragionare in termini di astrazione e applicazione: molte applicazioni sono necessarie per guardare più lontano e quindi per avere nuovi spunti di astrazione, nuove idee e quindi, alla fin fine, per mettere a punto nuove tracce teoriche. D’altro canto, senza la capacità di astrarre e di guardare al di là delle applicazioni la scienza non ha più senso.Va perciò rivendicata l’importanza della conoscenza pura, perché senza di essa non ci può essere neanche applicazione futura, ma ormai questi due modi di fare scienza possono solo essere integrati: servono tecnologie sempre più potenti e raffinate per raccogliere e analizzare enormi quantità di dati, che derivano da piste di ricerca e progetti scientifici sempre più ambiziosi e profondi.

Lunedì 22 Aprile 2013 Formicablu ospiterà Aron Pilhofer del NY Times. Come avete conosciuto Aron Pilhofer e quali tematiche affronterete con lui?

Per chi fa il nostro mestiere Aron Pilhofer è un riferimento unico: è un grande giornalista, ma soprattutto è un giornalista che ha saputo guardare molto lontano. Diversamente da molti esempi che spesso abbiamo sotto i nostri occhi, Aron non si è mai fermato, nemmeno quando è stato assunto al New York Times (2005), e anzi ha rilanciato proponendo un passaggio che fino a quel momento sembrava difficilmente realizzabile: integrare in modo più dinamico, fin dalla progettazione dei vari temi che il giornale affronta, le redazioni dei reporter, dei grafici, del web e degli analisti. Aron ha capito, prima di molti altri, che il web ha enormi potenzialità solo se lo si sfrutta appieno, rendendolo davvero interattivo, capace di integrare l’informazione scritta con tutti gli altri linguaggi, e quella prodotta dalla redazione con quella che viene dal mondo della rete e dai lettori stessi. E aveva ragione: oggi il suo gruppo comprende più di 30 persone e sono un gruppo dinamico che sperimenta sempre nuovi strumenti per potenziare l’informazione online del quotidiano americano.

Io sono stata a New York due anni fa, per un periodo di aggiornamento, e sono andata a intervistarlo; da lì in poi ci siamo sempre tenuti in contatto, ci siamo rivisti al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e, dato che la sua presenza al Festival è stata confermata anche per quest’anno, abbiamo deciso di invitarlo qui da noi a Bologna. Lunedì ci faremo raccontare come lavora con la sua redazione e quali sono, oggi, i profili, le qualità, gli strumenti migliori che un giornalista dovrebbe avere e che una redazione dovrebbe sviluppare.

Quali sono, secondo voi, le opportunità formative che un corso di laurea come il nostro in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale dovrebbe dare per migliorare il livello della comunicazione scientifica in Italia?

Credo che la formazione abbia un peso importantissimo nel determinare la professionalità di un comunicatore, ma non è sufficiente una laurea o un master, quello che fa la differenza è la passione per un settore specifico come quello scientifico.
La scienza è ormai il motore di quasi ogni aspetto della nostra vita, individuale e collettiva, e non solo perché viviamo immersi in un mondo tecnologico, ma anche perché oggi dipendiamo dalla scienza per buona parte della nostra vita: per nascere in sicurezza, per crescere sani, per combattere le malattie, per vivere in territori adeguati e salubri, per tenere a bada l’inquinamento e le grandi minacce ambientali, e così via. Però la scienza cambia in continuazione, ci sono passi avanti e retrocessioni, continui progressi e altrettante ritrattazioni o aggiustamenti, e quindi per raccontare bene il mondo scientifico, affascinante complicato e continuamente in evoluzione, è necessario studiare, leggere, informarsi, essere curiosi, andare sul campo, parlare con chi fa ricerca e con chi vive le diverse problematiche con grande passione.
Penso perciò che avere una buona competenza sui fondamenti della comunicazione sia essenziale, ma che a questo debba anche aggiungersi la voglia di continuare a studiare e formarsi praticamente ogni giorno, anche quando si lavora e si diventa professionisti. Solo così si evita di diventare un comunicatore scientifico approssimativo e poco incisivo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...