Disconnect to Connect: dtac tra green marketing e sfruttamento virale

di Francesco Moledda.

Vi invito a guardare con attenzione questo video prima di leggere il post:

Questo video, scoperto per caso, è stato caricato su Facebook (non condiviso tramite link) dagli amministratori di questa pagina. Come questi, quanti altri utenti avranno fatto la stessa cosa?

Il messaggio è molto immediato: con il claim Disconnect to Connect si invita ad abbandonare la tecnologia che distrae dalle proprie relazioni quotidiane. Si tratta di un video ben fatto, dal finale (forse) banale, ma che suscita immediata approvazione e condivisione. Chi di voi non si trova d’accordo sul fatto che, ad esempio, lo stare attaccati al telefono 24 ore al giorno ci distoglie dal mondo che ci circonda e ci allontana dalle persone della nostra vita? Questo, del resto, è una sorta di luogo comune che sta caratterizzando gli ultimi decenni.

D’accordo lo sono sicuramente i più di 10000 utenti di Facebook che hanno messo il like su questo video e certamente lo sono anche i 70000 utenti che lo hanno condiviso, creando un sicuro effetto virale del quale noi, con questi numeri, ne fotografiamo solo una minuscola porzione.

Dopo aver visto il video, è lecito chiedersi chi ha fatto il video e con quale scopo. Si tratta di una sorta di pubblicità progresso? E’ una campagna di sensibilizzazione  fatta da un governo di un paese orientale?

E’ bene sapere che la dtac (azienda della quale si vede nome e logo a fine video), come riporta il suo sito internet (o più semplicemente la voce di Wikipedia ad essa dedicata), è la seconda più grande compagnia di telefonia mobile GSM in Thailandia.

Dooky! Pick up the phone!! by m. for matthijs

Dooky! Pick up the phone!! by m. for matthijs

Smarrimento e Curiosità (entrambi con la prima lettera maiuscola) abitano in chi desidera capire come mai e con quali interessi una compagnia telefonica desideri così ardentemente comunicare ai suoi clienti, attuali e potenziali, che una vita senza telefono è migliore di una vita con il telefono; che abbandonando quei malefici strumenti ci si riappropria della vera essenza della vita e che, dopo aver visto questo video, è cosa buona e giusta lanciare via il telefono o il computer e correre alla ricerca di un prato verde. Non prima però di aver condiviso il video un’ultima volta (per salvare altre vite umane).

Questo spot è ideato dalla Young & Rubicam Thailandia, che fa parte di un gruppo di società specializzate in ogni settore della comunicazione (operano anche in Italia, qui il loro sito web).

Avevamo già parlato di brand elevating in questo articolo, ma ogni caso va analizzato in maniera particolare e non si può avere la certezza che l’intento della dtac sia quello di perseguire finalità di responsabilità sociale di cui possa beneficiare il brand. E’ sicuro di questo, invece, Luca Scialò che in un articolo su tuttogreen.it. lo inserisce tra i casi di green marketing, che, secondo lui, è destinato a diventare IL marketing.

Questa visione è condivisibile ma è interessante capire cosa ne pensino le migliaia di persone che, su Facebook, hanno commentato il video (che ha una visibilità pubblica e nessuna restrizione sulla privacy, quindi anche i commenti sono pubblici). Sono numerosi i commenti a favore di questo video e coloro che ne ritengono necessaria una profonda condivisione, come ad esempio Aldo A. che scrive:

“questo video non è altro che la realta di quello che oggi succede ai possessori di questi cellulari supertecnologici un esempio pratico i miei figli vengono a trovarmi invece di dialogare hanno sempre il cellulare in mano. Io dico usateli solo per quello che servono deve esserte solo un telefono”

Manuela P. racconta:

“una volta ho visto un autobus, di quelli grandi da 56 posti, con dentro ragazzini di circa 10 anni, probabilmente una gita…tutti con cellulari o nintendo in mano lì incantati.. cavolo io non vedevo l’ora di fare le gite per far casino con i compagni e quelli invece non si filavano di striscio l’uno con l’altro!!”

I commenti contro la tecnologia, poi, diventano sempre più apocalittici, Robby V. scrive:

 “…………e pensare che girava voce…….senza telefonino non puoi stare …….a me serve per lavorare !!!…….guarda dove siamo arrivati !!!!!!!!…….l’ho sempre detto io….il futuro è nella bicicletta e nel tortellino in brodo !!!!!”

Ci sono anche i nostalgici che guardano con malinconia alle epoche che furono, come Luciano Z., che scrive (in un commento di difficile lettura):

 “rivoglio i gettoni e le schede telefoniche!!!!! lavorerebbero anche i BAR di piu’, non rischieremmo tumori e varie, e ……NON CI ROMPONO PIU? I COCOMERI tanti cacacavoli!!!!”

Vincenzo V. è per la semplicità e scrive:

“Vi ricordate i primi cellulari a forma di padelloni , avevano soltanto una funzione utile: TELEFONARE .”

Ma Cristian L. è perentorio:

“rivogliamo le macchine da scrivere in ufficio”

Michele R. decide di dispensare qualche consiglio (ricordiamo che scrive dal suo account Facebook):

“Che palle Facebook…Immaginate se non esistesse…Forse ora eravate a recuperare il sonno perduto di questa notte oppure a fare una passeggiata con questo bel tempo o a parlare con i vostri parenti o in palestra oppure fare l’amore con chi amate, o perfino impegnarvi nelle cose più serie come il lavoro…Credo che questo video sia la dimostrazione più reale di quello che ci sta succedendo…Uscite da questa gabbia!!!

Ma è Marco B. che avanza una proposta:

“propongo uno sciopero di un ora in tutta italia senza telefonare e senza rispondere salvo emergenze. per 1 ora.”

Sembra che su Luigi B. il video abbia avuto un impatto di un certo tipo e scrive: 

 “il progresso è regresso”

No, non tutti i commenti hanno questo genere di contenuti, qualcuno che avanza un’altra lettura c’è, anche se è stata tanta la fatica fatta per trovare qualche commento che non fosse dello stesso stile e contenuto di quelli sopra, vedere per credere.

E’ Davide B. che decide di illuminare gli altri utenti scrivendo:

“Cari figli dei fiori, dite quello che volete, il progresso non si può fermare. Prima dei cellulari c’erano molti altri modi di essere delle teste di cazzo, non vi preoccupate. Quelli di voi che ora dicono “il telefono io non lo uso, solo per telefonare ogni tanto gne gne” fra qualche anno saranno equiparabili a tutti gli effetti a dei minorati mentali. Non vi spiego perchè, sarebbe tempo perso. Ah, un’altra cosa, questo è lo spot di un operatore di telefonia mobile thailandese.”

Ornella D. rincara la dose scrivendo:

“quanti “mi piace” .. e scommetto pero’ che fra tutti coloro che hanno cliccato mi piace lo hanno fatto da un IPhone in compagnia di un loro caro.. muble muble…”

Tra coloro che si sono accorti che la dtac è una compagnia telefonica c’è Pierluigi F. che scrive:

“Un pò come lo stato che scrive che il fumo uccide, ma vende le sigarette…”

Più si va avanti nella lettura dei commenti e più sembra avanzare l’idea che ci sia un problema di contraddizione nel momento in cui una compagnia telefonica fa uno spot del genere e, a questo proposito, Leonardo B. fa un’analisi chiamando in causa più elementi:

 […] Sembra di vedere la pubblicità della Q8 dove c’è la barca a vela (gigantesca contraddizione). Perché di questo si tratta: di una pubblicità. Per carità, il messaggio è chiaro e condivisibile, non ci sono dubbi. Ma addirittura dire che “la tecnologia fa dimenticare le persone” mi pare un po’ eccessivo. Diciamo che basterebbe fare un uso moderato della tecnologia, come di tutte le cose. La Rete è una gigantesca risorsa che è piombata all’improvviso nelle nostre vite, dobbiamo imparare a convivere con essa, senza lasciarci travolgere. Partiamo con l’educare in tal senso i nostri figli: togliamoli da davanti a quelle televisioni che mandano solo spazzatura, ricordiamo loro che c’è anche un mondo reale in cui le cose succedono davvero…ma insegniamo anche ad usare correttamente la tecnologia di nuova generazione (Internet, cellulari, PC, etc…), senza demonizzarla e partendo dal presupposto che le vite delle future generazioni saranno accompagnate sempre dalla tecnologia. Insegniamo ai nostri figli a dosare le cose… In una parola: educazione. Non commettiamo l’errore di considerare strumenti come Internet il male assoluto…”

Anche Fabio I. è per una maggiore consapevolezza nell’uso della tecnologia e scrive:

  “guardate che il problema non é la tecnologia ma come noi usiamo i prodotti che ci mette a disposizione”

Sandro T. propone la sua visione della questione:

” […] Sfruttano la viralità di questi video emozionali per ottenere milioni di condivisioni GRATIS.”

Marcello M. mette in campo un elemento che nessuno aveva considerato:

“Video bello ma troppo parziale, persone con gravi deficit fisici ad esempio possono sentirsi parte di una società solo grazie a queste tecnologie.”

Non manca, infine, un parere che viene da un esperto che lavora con la tecnologia, Emanuele S., che scrive:

“Sono un ingegnere elettronico specializzato in telecomunicazioni e ho lavorato presso una nota azienda di telefonia mobile in Danimarca. Non sono un complottista esaltato, ma, per esperienza so che l’invasività di certa tecnologia è studiata a tavolino, è progettata al fine di creare una qualche “dipendenza” dell’utente dallo strumento, e quindi, in prospettiva, dal suo nuovo modello che “uscirà a breve”.Un primo (grande) passo per curarsi (perché è già tardi per molti di noi, per cui si deve parlare proprio di cura) è spegnere il cellulare quando si è a casa. Per le comunicazioni urgenti può bastare la linea fissa.”

Emanuele ci parla di invasività della tecnologia e mette in luce il fatto che certi strumenti tecnologici sono studiati a tavolino per creare dipendenza nell’utente. Allora con quale interesse e fine fare uno spot del genere?

Qualcuno ha parlato dello spot della dtac come di green marketing, altri di viralità di un video emozionale. Alcuni utenti hanno abbracciato l’idea che la tecnologia sia un demone da scacciare il più presto possibile, altri parlano della necessità di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti tecnologici e di un utilizzo moderato degli stessi.
Non c’è un’unica visione della questione e forse è meglio così.
La vera certezza è che con questo articolo si è contribuito alla viralità di questo spot e del suo messaggio, ma si spera di averlo fatto dando ai nostri lettori una maggiore consapevolezza e tutti gli elementi utili per poter analizzare meglio il video che hanno visto. Troppo spesso in passato abbiamo recepito e assimilato contenuti e messaggi in maniera del tutto passiva, facciamo in modo che in futuro non sia più così.

Ah, il 3 Aprile 1973 nasceva il telefono cellulare. Buon quarantesimo compleanno.

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7 thoughts on “Disconnect to Connect: dtac tra green marketing e sfruttamento virale

  1. Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

    • Ciao Silvia,
      grazie per il tuo apprezzamento..:) come sei arrivata qui? quali sono i tuoi interessi? Se ti va abbiamo anche una pagina Facebook e siamo su twitter (@placevent1).
      Buona serata.
      Francesco

  2. Pingback: La sfera emozionale nel marketing: una questione aperta | #PlacEvent

  3. Ciao..quello che mi salta subito all’occhio è che tutta questa tecnologia ha dato una forte accelerata alle nostre vite e che troppo spesso ci lasciamo trasportare dalla corrente invece di esser noi a remare. Proprio come con la visione di questo video,pochi si fermano a pensare e chiedersi “perché?”. Grazie per questo tuo articolo.

    • Ti ringrazio molto per questo commento, hai colto nel segno quando dici che è necessario fermarsi e pensare. L’assimilazione passiva dei contenuti, tra l’altro, non credo che basti più neanche alle aziende che con gli spot cercavano di incantare lo spettatore e fargli assimilare contenuti in maniera automatica e automatizzata, credo che inizino ad accorgersi che è necessario un coinvolgimento che vada oltre l’assimilazione passiva. I primi beneficiari dell’avere un consumatore consapevole, del resto, potrebbero essere loro stessi. Ragionando su questa ipotesi si potrebbe fare un altro articolo..
      Seguici,
      Grazie.
      Francesco

  4. Ciao Francesco, molto interessante e illuminante il tuo articolo, io proporrei ( già inviato a qualche media, ma non hanno avuto interessi a rispondermi) DI DEDICARE UNA GIORNATA NAZIONALE E POI EVENTUALMENTE MONDIALE, DI TENER SPENTO IL CELLULARE PER 24 ORE.!!!
    NEMMENO LE EMERGENZE, SONO SOLO CAZZATE, COME LE GESTIVI LE EMERGENZE PRIMA?????… dimmi se sei d’accordo. Saluti.

    • Grazie Alessandro, come hai potuto leggere (mi permetto di darti del tu), in questo articolo ho riportato i commenti di alcuni utenti di Facebook che ho scelto senza la pretesa di rappresentare le opinioni di tutti. Io penso che non sia necessario fare il processo alla tecnologia ma a chi la utilizza male. Non sono sicuro che la tua proposta aiuti a diventare utenti migliori, forse l’astinenza da telefono ne aumenterebbe il desiderio. Tuttavia si potrebbe provare 🙂

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