Focus On : Smart City – Smart Innovation

di Gianluca Arena

“In principio era la City, poi s’è pensata Smart”

Qualche momento di silenzio, luci soffuse, sgomento del pubblico, cala il sipario e poi la standing ovation.

No, non sono impazzito tutto d’un colpo, volevo solo incentrare il focus su quello che appare come un incredibile paradosso, specie riflettendo sullo stato di una società in cui cozziamo irrefrenabilmente tra di noi come atomi isterici, scambiando e condividendo, ormai, più byte che parole (e a tal proposito vi consiglio la lettura di questo articolo sul Webinar ): quando parliamo di Smart City, quando ci parlano di Smart City, ci poniamo come fossimo attori professionisti innanzi ad un pubblico d’élite durante un’opera teatrale, recitata in un idioletto quasi completamente sconosciuto. Probabilmente gran parte di voi lettori sa tutto quello che c’è dietro le due magiche paroline sopra citate, ma provate a porre in giro la fatidica domanda “Cos’è una Smart City?” alla gente che incontrate per strada, provate a chiederlo alla casalinga che va a fare la spesa, all’operaio che fa la fila alla posta per andare a pagare le bollette, al nonno che prova a destreggiarsi tra gli uffici del comune alla ricerca della procedura corretta per iscrivere il nipotino alla scuola elementare. Eppure la Smart City è stata teorizzata anche e soprattutto per loro, com’è possibile che non ne sappiano nulla? Secondo quanto riportato da un articolo del “Sole 24 Ore” solo un italiano su cinque vi darà una risposta soddisfacente: a mio avviso questa è una stima fin troppo ottimistica. Andrebbero scartati a priori dal target dell’indagine tutti coloro che si destreggiano ogni giorno nel campo della comunicazione e innovazione tecnologica, in pratica, tutti coloro che tentano di far tendere la città all’ideale di “Smart”; metteremmo insieme probabilmente dei dati sconcertanti.

Perché ?

Il tutto mi fa pensare a un vero e proprio difetto comunicativo di fondo. Utilizzando la parola “Smart” le persone evocano un’idea ( sarà forte l’influenza del marketing pubblicitario in Italia di alcuni prodotti che avevano queste caratteristiche ) di “piccolo, scattante, portatile, agile” che a dire il vero hanno poco o nulla a che fare con la corretta traduzione del termine. Evitiamo allora l’errore di cadere in una sorta di “burocratese comunicativo”, un linguaggio fatto di elementi presupposti, che solo quei pochi esperti e comunicatori (teorici e di professione) sanno padroneggiare, a volte, e restituiamone il significato a tutti. Insomma, utilizziamo proprio la Comunicazione per mettere in comune qualcosa che deve essere di tutti (e probabilmente avrei potuto mettere un punto subito dopo il termine Comunicazione). Come fare? Iniziamo con rendere il contenuto più accessibile: usiamo, una buona volta, quel sempre troppo snobbato italiano.

La corretta, o almeno la più adeguata, traduzione dell’espressione “Smart City” sarebbe in realtà – rullo di tamburi, proiettori puntati, momento di suspense – “Città Intelligente”. Già, tutto qui, so che non è molto, ma già questo primo passo, al momento del mio approccio alla materia, mi diede particolare sicurezza. E so cosa state pensando adesso: esatto! I vostri SmartPhone non sono dei piccoli telefoni (in pratica dei telefonini?), ma piuttosto dei telefoni (con l’inversione di moda sempre più simili alle vecchie cabine telefoniche per dimensioni) abili, intelligenti, multifunzionali. Direttamente dal glossario dell’Agenzia per l’Italia Digitale: Smart city “città intelligente” –  Con il termine Smart City/Community (SC) si intende quel luogo e/o contesto territoriale ove l’utilizzo pianificato e sapiente delle risorse umane e naturali, opportunamente gestite e integrate mediante le numerose tecnologie ICT già disponibili, consente la creazione di un ecosistema capace di utilizzare al meglio le risorse e di fornire servizi integrati e sempre più intelligenti (cioè il cui valore è maggiore della somma dei valori delle parti che li compongono). Gli assi su cui si sviluppano le azioni di una SC sono molteplici: mobilità, ambiente ed energia, qualità edilizia, economia e capacità di attrazione di talenti e investimenti, sicurezza dei cittadini e delle infrastrutture delle città, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Condizioni indispensabili sono una connettività diffusa e la digitalizzazione delle comunicazioni e dei servizi (per il documento completo vai QUI). Sintetizzato all’estremo il concetto appare piuttosto chiaro: la città intelligente si propone di conciliare le esigenze dei cittadini, l’attenzione per l’ambiente, le risorse umane e le nuove tecnologie con il proposito di migliorare la qualità della vita dei cittadini stessi. Per approfondimenti in materia vi consiglio di utilizzare un fantastico motore di ricerca e semplicemente digitare Smart City: l’antologia in lingua italiana purtroppo è molto povera, passate a quella inglese, se lo conoscete bene. Non vi consiglio Wikipedia, non l’ho trovata estremamente esaustiva in materia.

C’è da risolvere il mistero del perché siamo ancora ad uno stato così embrionale in questo tipo di progetti. Probabilmente una risposta, ma non una giustificazione alla lentezza del processo di trasformazione a “Smart City” in Italia, è rintracciabile nella giovinezza dell’iniziativa: l’Unione Europea ha iniziato a parlare del concetto di  Smart solo nel 2010.

E noi?

Come dobbiamo collocarci in un processo del genere? Banalmente, ancora una volta, rimarchiamo il concetto dell’essere attivi. È probabilmente la passività del cittadino il peggiore nemico per la realizzazione di una città intelligente. Come coinvolgere il cittadino, come coinvolgerci, come innovare? Come creare un’innovazione intelligente, come generare Smart Innovation per una Smart City?

Una spinta all’innovazione può essere generata dall’azione dei vari Social Media: “con la democratizzazione dell’uso delle tecnologie della comunicazione ogni giorno avvengono milioni di conversazioni che generano un patrimonio di dati che ci permettono di ripensare la governance”(confronta “Come i media sociali possono hackerare le città“). Ma tutto questo non basta, bisogna ridisegnare, a partire dalla base, il rapporto che c’è tra cittadino e pubblica amministrazione, indirizzandolo su una via frutto della convergenza di sentieri che fino ad ora sono stati paralleli, e che dunque hanno sempre mantenuto le distanze. A tal proposito vi indirizzo a SmartInnovation, che fornisce contributi interessanti in merito.

Vorrei infine, per i sensibili al tema, segnalare un’interessante iniziativa che si svolgerà in Ottobre, proprio a Bologna: Smart City Exhibition 2013.

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2 thoughts on “Focus On : Smart City – Smart Innovation

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