Data Journalism: il futuro è nei dati?

data j processdi Serena Chioatto

L’enorme carico di dati a cui oggi possiamo avere accesso, è la vera miniera d’oro del nostro secolo, come afferma l’inventore del web Tim Berners Lee. Reso possibile dallo sviluppo di Internet e la digitalizzazione dei dati, il Data Journalism, letteralmente “giornalismo basato sui dati”, si propone di raccogliere questi dati e trasformarli in storie da pubblicare.

Si apre dunque la strada ad un’ innovazione senza precedenti nell’attività giornalistica, che arriva a rinnovare l’importanza di chi opera nel campo. Il giornalista non racconta più semplicemente ciò che accade, ma è in grado di influenzare i decisori dei più disparati campi, nella scelta delle future mosse da compiere, nonchè riesce a soddisfare l’interesse collettivo alla conoscenza di rilevanti questioni pubbliche.

La ricerca, comprensione e rielaborazione dei dati non è un’operazione semplice; strumenti (spesso disponibili sul web) in continua evoluzione e specifiche competenze per accedervi, sono requisiti essenziali per intraprendere questa pratica. Più che nuovo ruolo del giornalista, si può parlare difatti di una commistione di nuove capacità, statistiche e informatiche, che nelle tradizionali redazioni sono in corso di sviluppo.
Un’altrettanto fondamentale fase, è quella della visualizzazione dei dati, attraverso grafici e mappe interattive. Oggi il giornalismo dei dati è spesso molto legato alle infografiche e visualizzazioni, piuttosto che allo storytelling. Va da sè che uno stupefacente grafico colmo di dati, rimane inconsistente se la storia che c’è dietro non è puntuale o non è stata compresa a fondo. La visualizzazione deve essere completata dal racconto, che rende il lavoro pronto alla pubblicazione.

Riguardo alla diffusione territoriale, il Data Journalism vede il il suo fiorire negli Usa e in Gran Bretagna. Esempi rilevanti sono quelli di Paul Bradshaw, esperto di giornalismo investigativo online, e quelli di ProPublica, un’organizzazione no profit che ha prodotto indagini giornalistiche di notevole rilevanza; tra tutte, Dollar for Docs ha individuato 7mila medici che negli Usa ricevono compensi dalle case farmaceutiche. Un video interessante è stato elaborato da Geoff Mcghee, veterano del giornalismo online, che raduna alcune significative esperienze di DJ degli ultimi anni. A Londra, nel novembre 2012, è nato anche il Data Journalism Handbook, una sorta di manuale, aperto a nuovi contributi e in continua evoluzione, a disposizione del giornalista che intende intraprendere questa pratica.
Anche in Italia assistiamo a un lento ma progressivo aumento di iniziative sul tema. Alcuni esempi: Spaghetti Opendata sostiene il rilascio di dati pubblici a favore della trasparenza e l’accesso; Datajournalismitaly è la mailing list italiana dedicata al DJ, grazie alla quale una comunità di interessati, giornalisti e cittadini, si scambia idee, strumenti ed esperienze. Opendatablog, del Sole 24Ore, segue le orme del Datablog-The Guardian. Sono presenti anche esperienze di open data “istituzionali” come Dati.Piemonte con lo scopo di promuovere il “sapere sociale” diffuso.

A fronte di tutti questi sviluppi, possiamo ormai chiederci: il futuro del giornalismo è nei dati?

Annunci

6 thoughts on “Data Journalism: il futuro è nei dati?

  1. Pingback: Il giornalismo ai tempi dell’ Open Data | #PlacEvent

  2. Pingback: Il giornalismo ai tempi dell’ Open Data | #PlacEvent

  3. i dati sono già il presente, il futuro saranno le professioni legate ai dati. Su questo si sta lavorando da un paio di anni sugli Skills Profiles e chi gestisce database, ha competenze ibride di opendata/community/marketing avrà buone opportunità. Tutto dipende dalle imprese che sposteranno le loro fonti di approvvigionamento conoscitivo dai vendor ai distributori di opendata.
    Un po’ come è successo con il passaggio dall’enciclopedia acquistata a wikipedia

    • Ciao Luca, il post si chiude con un interrogativo per lasciar trarre liberamente le proprie conclusioni. Sono d’accordo con te sul fatto che ci saranno sempre maggiori opportunità per chi possiede determinate skills; figure come i databrokers stanno emergendo nelle aziende, anche se più lentamente in Italia. Sono ugualmente certa che si profileranno in maniera più marcata anche alcune questioni come quella della privacy del singolo, nei confronti dell’utilizzo dei dati estrapolati per le ricerche di mercato.
      Riguardo l’ambito prettamente giornalistico, il “succo” rimarrà lo stesso, verifica e comunicazione di fatti, ma credo che il modo di procedere alla raccolta di informazioni similarmente si appoggerà sempre più alle competenze di cui parliamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...