Università e cultura dei beni comuni

Fruit Venders, Indianapolis Market, 1908. Wit., E. N. Clopper No known copyright restrictions

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di Valentina Bazzarin

Tremonti disse che “la cultura non si mangia“, anzi, che di “cultura non si vive”, ma noi da quando crediamo a quel che dice Tremonti? In un post di Francesca Polacci sul sito Lavoro Culturale le parole dell’ex ministro vengono messe in relazione alla notizia del calo di iscrizioni alle università italiane.

In realtà in questo periodo stiamo assistendo alla nascita di numerosi movimenti e gruppi che rispondono a questa affermazione con un netto rifiuto alla riduzione del ruolo della pubblica istruzione nell’educazione e nella formazione delle nuove generazioni degli italiani e dei giovani stranieri che scelgono di venire a vivere o a studiare nel nostro paese. Uno di questi movimenti si è riunito a Bologna circa un anno fa e si chiama Università Bene Comune. Le piazze virtuali di questo movimento, di cui ammetto di essere fiera promotrice e partecipante, assieme a gruppi organizzati e non di studenti, ricercatori strutturati o precari e di docenti estremamente preoccupati, sono Facebook, Twitter e una pagina del sito sui temi di lavoro. Nella descrizione del gruppo viene spiegata la genesi del movimento:

Il giorno 24 marzo 2012 studenti, dottorandi, precari, ricercatori e professori si sono riuniti insieme per la prima volta per riflettere sull’at­tuale stato dell’università italiana e per ribadire la sua funzione di servizio pubblico per il bene della società civile, il suo ruolo strategico per lo sviluppo anche economico del paese, la sua costituzione democratica.

Università Bene Comune ha prodotto un decalogo delle priorità e ha sostenuto i movimenti a lei simili o contigui, come quello per la Scuola Pubblica, minacciata dalle riforme e dai tagli. Il noto fumettista Vauro, in occasione del primo incontro di Università Bene Comune, regalò alle iniziative promosse dalla scuola e dall’Università una vignetta che smontava l’affermazione di Tremonti con cui ho polemicamente iniziato questo post. A fianco di questo movimento che si impegna sul fronte dell’istruzione pubblica si è schierato anche Stefano Rodotà, uno dei candidati favoriti alla Presidenza della Repubblica.

Vauro per il 24 aprile 2012

Vauro per il 24 aprile 2012

Il tema dei beni comuni viene affrontato raramente nelle aule universitarie del corso di Comunicazione che sia triennale, di massa, pubblica o sociale, nonostante il concetto sia stato ripreso nella campagna elettorale e nel titolo del programma politico della coalizione di centro-sinistra attualmente incaricata di formare un governo, ma soprattutto nonostante sia tornato alla ribalta durante il referendum sull’acqua pubblica. La premessa per affrontare ogni dibattito è la distinzione tra pubblico e comune, che invece tendono ad essere spesso utilizzati come sinonimi. Per un approfondimento sul tema consiglio la lettura del libro di Ugo Mattei, Beni comuni, un manifesto.

Concludendo e tornando a noi, all’esperienza del laboratorio Placevent, abbiamo toccato solo marginalmente il tema parlando di proprietà intellettuale e di crediti artistici, scegliendo per esempio, di utilizzare soltanto immagini di Flickr e da wikimedia Commons per i nostri post. L’impegno è quello di insistere, di approfondire e di migliorare, anche facendo tesoro delle critiche e dei commenti.

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