L’attrazione di talenti. Conferenza a Bologna

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di Anna Angelkova

Ieri ho partecipato alla conferenza “Le regole dell’attrazione. La politica, le istituzioni formative e il contesto produttivo per attrarre talenti” organizzata da ASTER, Working 4 talent  e SPINNER 2013”.
Ottima organizzazione, tempistica e conduzione dell’evento.

Vorrei riassumere brevemente i punti importanti. Della questione se ne è parlato da diversi punti di vista, cominciando con Paolo Bonaretti (ASTER, SPINNER). Lui definisce il talento come “una persona capace di produrre creatività”. Bologna secondo lui deve sviluppare la capacità di attrarre i talenti, perché ha risorse incredibili (80.000 studenti, patrimonio culturale e concentrazione più alta di hi-tech in Italia). Bisogna dare possibilità ai creativi di esprimersi e di avere retribuzioni, bisogna incrementare la dimensione del rischio, perché innovare è soprattutto rischiare. Tra i problemi da affrontare Bonaretti sottolinea la mancanza di capitale paziente, cioè in gradi di lasciare al progetto il tempo di maturare.  Questa tipologia di capitali necessitano di strumenti finanziari sofisticati, come un sistema finanziario di comunità.

Yesenia Muguruza Otamendi presenta invece il progetto Working 4 talent, il cui scopo è di migliorare l’economia knowledge based attraverso politiche regionali, creando flussi in cui si scambiano esperienze. Sono state individuate delle best practices in diversi regioni ed è stata creata una guida dalla quale sviluppare progetti nuovi. Il loro obiettivo principale è “creare employment for high qualified workers”. Il metodo utilizzato si basa sulla mappatura delle imprese a livello locale e sull’analisi delle loro pratiche per ottenere come output finale il necessario “support young talented people.

Matteo Lepore, assessore del Comune di Bologna, sottolinea l’importanza del rilancio internazionale della città, ma non solo sotto il profilo dei studenti – anche “dell’umanità” che rappresenta capitale per Bologna. Per lui è importante non solo l’innovazione, ma anche capire cosa sta succedendo nel mondo, per sapere come potrebbero essere utili le persone che vivono in questa città. “Bologna è un autogrill”– un punto di passaggio, la gente viene, cambia la propria vita e se ne va. Si parla dell’agenda digitale e dei suoi 3 assi:
-l’inclusione digitale, cioè “digitalizzare” sempre più persone;
Iperbole, che è la seconda rete civica in Europa dopo quella ad Amsterdam, deve ospitare contenuti generali che tutti percepiscono;
-Smart city, per migliorare la qualità di vita. Inoltre le infrastrutture dovrebbero essere trasformati da barriere a ponti, in senso architettonico e figurativo.

Per chi vuole attrarre dei talenti, ci sono 3 regole:
avere ritorno rispetto l’investimento (ROI);
-essere affascinante;
-essere creativo.

John McAleer racconta invece i risultati del progetto W4T in Europa- il capitale creativo si accumula non necessariamente nelle città capitali,  ci vogliono migliori migration policies e non solo trovare il talento, ma capire come utilizzarlo. Per attrarre i talenti ogni regione deve avere 5 elementi:

Modern High Tech Enterprise Base;
Strong Collaborative Research Activity;
Strong Regional Innovation System;
Demand for Talent and Competitive Rewards;
Good Place to Live and Work.

Giorgio Vernoni della provincia di Torino ha scoperto 3 nuovi profili professionali:
-ingegnere con capacità informatiche elevate;
tourism social media strategist, ovvero una persona che costruisce strategie sul web per attrarre turisti;
data scientist, una figura in grado di lavorare con ed interpretare le banche dati, un profilo lavorativo che in Italia non è ancora conosciuto, ma è tra i più richiesti negli USA.

Questi profili sono altamente interdisciplinari. Ormai viene apprezzata non solo una capacità specifica e  ben sviluppata, ma anche la combinazione tra diverse competenze ad alto livello.

Giampaolo Coletti da Wwworkers.it richiama l’importanza delle modalità di smart cities che mettono in condizioni i talenti di lavorare meglio, ma anche le problematiche di sostenibilità di tutte le nuove professioni che nascono. La chiave è interpretare in modo nuovo quello che già esiste, e Coletti presenta delle storie come SardiniaFarm che permette di adottare pecore a distanza o LavaOnline (“Lavanderia e calzoleria a domicilio con un click”). “Tutto ruota intorno alla community”, il senso è andare su nicchie specifiche, ma nello stesso tempo creare rete di professioni, nelle quali non ci sono competitor, ma alleanze e dialogo.

Secondo Dario Braga, prorettore dell’Università di Bologna, non è difficile riconoscere il talento, ma il problema è cosa farci dopo – pratiche come co-working e co-studying potrebbero essere la soluzione, cioè –  mettere i giovani insieme – devono essere inserite queste idee nelle pratiche universitarie. Secondo lui l’UniBo soffre di una specie di schizofrenia, perché pur avendo una rete esistente da quasi 1.000 anni, ⅔ dei professori sono “fermi nella loro città”. “UniBo deve essere polilingue”.

Chiara Prodi dall’associazione EXBOBolognesi nel mondo, collaboratrice nell’Agenda digitale di Bologna ha cercato di dare a Bologna questa internazionalizzazione che le mancava, creando “nodi di scambio di esperienze”.

Luca Lorenzi della banca Unicredit parla delle relazioni tra finanza e talenti – “Nono si raccolgono denari solo con buone idee”, senza business plan non si ottiene nessun finanziamento, dice lui.

Massimiliano Caeglio racconta la sua esperienza con l’incubatore di progetti digitali  del Politecnico di Torino Treat a Bit. Cos’è un incubatore? “Spazio fisico per persone con talento e ossessione”, di co-working, dove si impara a fare impresa, dove invece di cercare posto di lavoro, i giovani se lo creano.

Nicola Bigi condivide invece la storia della startup Tiwi (“raccontare. spiegare. coinvolgere. in video”). E’ stata loro scelta di non posizionarsi all’estero, perché credono nei rapporti con le persone, con i talenti. Attrarrli, ma soprattutto mantenerli nel posto, è problema dell’azienda. Ecco perché il territorio è importante – permette ai talenti di stare bene e di non andarsene. Supportare le nicchie, come i progetti culturali, diventa attività sempre più spesso presente nell’agenda delle aziende.

Vincenzo Palermo dall’Istituto della sintesi organica e la fotoreattività descrive la situazione con l’attrazione dei talenti nell’ambito della ricerca scientifica, dove è importante essere giovani non solo di età, ma anche di mente. Il progetto GENIUS si occupa della formazione di nuovi ricercatori.

La conclusione dell’evento viene affidata a Patrizio Bianchi, assessore  Scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro del Regione Emilia Romagna. “Il talento è un fiore fragilissimo che va curato. E va messo in un ambiente con altri talenti come sé.” Parla di capabilities come il diritto di poter fare, ma il talento deve essere messo in condizione di fare, deve essere fornito degli strumenti per fare.  Così si crea valore dal talento. “E’ un rischio terribile che i talenti italiani se ne vadano dal Paese; bisogna parlare di più e ascoltarci”.

Questo incontro sicuramente è stato un passo verso la discussione su questo tema che sta diventando sempre più importante – la mobilità dei giovani studenti talentuosi nella ricerca di placement migliori. L’unica criticità che vorrei esprimere è la non possibilità data al pubblico di porre domande. Avrei chiesto cosa possono fare gli studenti, i talenti stessi per farsi notare.

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