Coworking: l’esperienza del Contamination Lab

Business Model Canvas

Business Model Canvas

di Francesco Moledda

Ieri, 14 Marzo 2013, Mianù Catenaro ed io siamo stati partecipanti attivi del bellissimo evento WeStarter – incubatore per un giorno, che vi abbiamo presentato in questo post.

Sfidando la pioggia e lo sciopero improvviso degli autobus (che forse meriterebbe un post su questo blog), abbiamo raggiunto la bellissima location dell’evento, il Camplus Bononia di via Sante Vincenzi 49, uno spazio che ci è sembrato subito particolarmente adatto al tipo di evento che era stato organizzato (e sarebbe un sogno poter organizzare in quella location l’evento del nostro laboratorio, di cui intanto vi ricordiamo un contest che lo riguarda).

Subito veniamo accolti dalle ragazze della segreteria che ci registrano e ci fanno compilare un cartellino col nome e cognome (alcuni, i più smart, hanno aggiunto anche il loro nome utente su twitter!), il wifi era gratis e libero per tutti (con un segnale ottimo). Raggiungiamo il piano superiore dove era stata allestita l’ala per il coworking, con tavoli e divani che servivano ad aziende, professionisti e curiosi per confrontarsi sui temi più disparati (farne una lista sarebbe un torto e non sarebbe mai un elenco esaustivo). In quest’ala erano presenti lavagne dove chiunque che cercava/offriva qualcosa poteva attaccare post-it, ma le lavagne erano usate anche solo per esprimere idee o raccontare qualcosa.

westarter

Da quest’ala si passava a quella del Contamination Lab  dove 4 gruppi, ciascuno composto da 5-6 persone, che non si conoscevano e che hanno competenze complementari, hanno lavorato  sviluppando il Business Model di un’idea di impresa appartenente a 4 settori: ICT, energia e ambiente, creative industries e agro-alimentare.
I gruppi erano formati da studenti, laureati, dottorandi, startupper di successo e imprenditori consolidati. Tutti hanno lavorato con la stessa metodologia, quella del Business Model Canvas, coordinati da Matteo Faggin e Sara Monesi.

Mianù ed io siamo stati inseriti nel gruppo di lavoro del Contamination Lab che si sarebbe occupato di sviluppare il Business Model di un’ idea imprenditoriale (poco più che embrionale) di due ragazzi: Nazzareno Giannelli e Marco Lombardi. I due ragazzi, esperti di modellazione 3d, graphic design, product design, editing design (sono stati invitati a partecipare al contest per il logo del nostro evento, chissà se ci manderanno qualcosa!) hanno avuto una brillante idea: creare dei giochi (di qualsiasi tipo ma partendo da quelli da tavolo) che fossero adatti sia per giocatori vedenti che per non vedenti o ipovedenti. Attenzione, non vogliono fare dei giochi esclusivamente per non vedenti, ma giochi che siano adatti anche a loro e che favoriscano l’interazione e la socializzazione con i compagni di gioco vedenti.

Il forte valore sociale, oltre che le potenzialità educative (in particolare di sviluppo sensoriale), che questi giochi potrebbero avere non va assolutamente trascurato ma non deve essere, secondo i due ragazzi, l’unica Value Proposition del prodotto.
Per dirla in parole povere, i giochi devono essere belli e geniali sia per vedenti che per non vedenti, sfruttando l’utilizzo di sensi diversi da quello della vista.

Durante il Contamination Lab abbiamo aiutato i ragazzi a ricercare Customers segments, Value Propositions, Customer Relationships, Channels, Revenue Stream, Cost Structure, Key Partners, Key Resources e Key Activities del loro progetto; queste sono anche le parole chiave del Business Model Canvas, di cui vi invito a vedere (o ascoltare) questo semplice e veloce video tutorial.

L’esperienza è stata molto bella e altamente formativa e vogliamo assicurarvi che Mianù ed io abbiamo dato il nostro contributo e siamo stati partecipanti attivi del team, non solo per quanto riguarda gli aspetti prettamente comunicativi e di advertising relativi al business plan ma anche un po’ in tutti gli altri, questo a dimostrazione del fatto che una figura professionale come quella che esce dal nostro corso di laurea può lecitamente pretendere di far parte di progetti del genere e di team che lavorano insieme unendo conoscenze differenti (nel nostro team c’era un imprenditore, un aziendalista, un matematico e due esperti di design). Il risultato è stato più che discreto e credo che i due ragazzi ne faranno tesoro per lo sviluppo della loro idea.

Il Contamination si è svolto in contemporanea al Coaching e al Bar Camp,  qui e qui trovate ulteriori informazioni a riguardo.

Il pomeriggio si è concluso con uno Spritz time. Potete ben immaginare il clima sereno e divertente di questo momento finale, durante il quale ci si poteva conoscere meglio, stringere mani e scambiare biglietti da visita, con la speranza che Coworking, Community e perché no… COMMUNI.ACTION siano parole chiave del nostro presente lavorativo o quantomeno di un futuro non poi così tanto lontano!

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