10.000 euro raccolti in rete grazie al crowdfunding

soltantodi Marco Sbarbati

Matteo Terzi, in arte “Soltanto”, è un ragazzo di Milano che dopo la laurea, decide di partire per un viaggio, portando con se un piccolo zaino, la sua chitarra e il desiderio di esibirsi in strada. Il suo tour tocca le maggiori capitali europee e lo mette in contatto con moltissime persone che, per un motivo o per un altro, si fermano ad ascoltare la sua musica.

Ritornato in Italia, Soltanto, sente la necessità di mettere in musica quello che ha vissuto negli ultimi mesi,  ma l’idea di rivolgersi ad una casa discografica non gli interessa. Lui vuole che il suo primo album sia di tutti , perché, i testi che lui ha scritto sono nati grazie al contatto diretto con le persone incontrate in strada, con la sua “folla”. Nel frattempo,  in Italia nasce Musicraiseruna start up basata sul crowdfunding, dedicata a coloro che vogliono realizzare progetti in ambito musicale, finanziati dai propri fans. I fondatori del sito, vedendo la grande popolarità che Soltanto ha su facebook, gli propongono di usare la loro piattaforma per avviare una campagna promozionale di raccolta fondi online, per poter realizzare il suo primo album. Soltanto accetta subito la proposta, e qualche mese dopo, riesce a raccogliere più di 10.000 euro. Al momento, il cantautore milanese, sta realizzando il suo primo album, che si chiamerà “Le chiavi di casa mia”, un invito a tutti quelli che lo hanno aiutato in questa grande impresa, ad entrare nel suo mondo.

Ho scelto di intervistare Matteo, per due motivi. Il primo riguarda l’essere “colleghi”, io stesso mi esibisco in strada, ed è grazie a questo che ci siamo conosciuti.  Il secondo motivo invece, riguarda la volontà, da parte di Soltanto, di realizzare un album che fosse di tutte le persone che ha incontrato nel suo viaggio, e la possibilità di poterlo fare grazie al loro piccolo contributo. Da più di dieci anni il mercato discografico vive un enorme declino ed i molteplici tentativi per fermarlo non sembrano funzionare. Firmare un contratto con una casa discografica significa anche accettare dei compromessi che non tutti gli artisti sono disposti ad accettare. Il Crowdfunding potrebbe essere la risposta giusta, anche se non è facile. Se Soltanto è riuscito a realizzare la sua raccolta fondi, è perché ha capito quanto sia importante saper comunicare con chi lo apprezza, sfruttando al massimo il potere della rete.  Di seguito, una sua breve intervista in cui il cantautore, ci parla della sua esperienza.

Perché hai deciso di rivolgerti a Musicraiser e non ad una casa discografica, per realizzare il tuo primo disco?

Non mi ritengo un musicista.
Mi sento semplicemente un ragazzo che tre anni fa, dopo la laurea, ha avuto voglia di provare a viaggiare suonando in strada.
La forza e la convinzione in me stesso non me l’hanno data dei professionisti del mercato discografico, ma soltanto le persone, città dopo città, incontro dopo incontro.
Ecco perché quando ho sentito il bisogno di raccontare in musica, con delle canzoni, il mio percorso di questi ultimi anni ho pensato da subito: realizzerò questo disco solo se saranno le persone a volerlo insieme a me, se no che senso avrebbe?
Prima dell’estate fui contattato da Tania e Giovanni (fondatori di MR) che mi dissero che dopo aver letto del mio progetto in rete volevano propormi di realizzare il disco con la loro piattaforma. Lo lessi come un segno e accettai immediatamente.

– Il tuo è un esempio riuscito, di progetto finanziato dal basso.  Parlaci di questa esperienza e di come sei riuscito a raccogliere i fondi per poterlo realizzare.

Credo che come in tutte le cose in cui si chiede la partecipazione diretta delle persone siano state fondamentali in particolare la sincerità, la trasparenza e la coerenza con cui è stato presentato il progetto.
Da anni racconto il mio percorso “on the road” quotidianamente con video, post, foto e testimonianze dirette.
In un mondo in cui siamo costantemente, perennemente bombardati da messaggi, artisti, programmi “di plastica”, un progetto sincero e spontaneo credo abbia portato un po’ di aria fresca nella vita delle persone, al punto da farle sentire davvero partecipi in prima persona.

– Visti i risultati positivi della tua campagna promozionale , diresti, senza alcun dubbio,  che il Crowdfunding funziona?

Non sono sicuro che il CF “funzioni”, in generale.
Credo che funzioni per alcuni progetti, non per tutti.
Ci vuole credibilità, coerenza, altrimenti le persone non sono disposte ad aiutarti.
Se pensi che Bjork (Bkork!!) ha dovuto bloccare il suo progetto di fare un’app di Biophilia, perché non stava raccogliendo abbastanza fondi, te ne rendi subito conto.

Grazie a Musicraiser e alla tua campagna di promozione, sei riuscito a superare la cifra che ti eri prefissato.  Chi garantisce ai finanziatori del progetto, il corretto uso di questi soldi?

Con Musicraiser le persone non fanno una colletta, non “regalano” soldi a fondo perduto.
Questo significa che ogni progetto di CF ha un budget minimo da raggiungere (se no il progetto non si fa) ma non ha un limite.
Le persone infatti con la campagna di CF donano soldi in cambio di ricompense (ad esempio un disco, un dvd, una maglietta…) e non ci sono limiti di spesa.
Per quanto riguarda il mio caso specifico invece,  dei 10.000 euro raggiunti ne ho raccolti 8.500, perché il 15% è stato trattenuto da Musicraiser.
Tra arrangiatore, musicisti, studio, missaggio, mastering, stampa dei dischi e siae, i miei costi supereranno i 12.000 euro.
Questo introduce un altro aspetto importante del CF, e cioè quello di poter dare un “calcio d’inizio” (“kickstarter”) all’avvio di un lavoro.
Vale a dire: il mio progetto costa 100 ma io ne ho 40, se attraverso al rete riesco a ricevere i primi 60 allora posso farlo partire.

Entrando un po’  più nei dettagli, c’è un modo per sapere esattamente come saranno usati i finanziamenti, affinché anche i gli utenti più scettici, si sentano motivati a partecipare alla raccolta fondi?

Per la natura stessa del crowdfunding non ci sono verifiche da quel punto di vista. Può anche succedere che tu abbia bisogno di 100 ma che invece te ne arrivino 2.000.000, come e’ successo in America ad Amanda palmer.
Il punto sostanziale è che tu devi raccogliere almeno la cifra che ti serve per far partire il progetto e tutto quello che arriva in più decidi tu come usarlo, l’ importante è’ che tutti i raisers ricevano la ricompensa per cui hanno pagato. Sinceramente non sono molto d’accordo con questo punto, un controllo in termini di gestione risorse aiuterebbe molto anche gli sconosciuti a fidarsi del progetto ma purtroppo nessuna piattaforma lo fa. Si ritorna perciò al valore della credibilità, più è’ stretto il rapporto di fiducia tra raiser e raised e meno si verificherà questo problema.

Il mondo di Soltanto:

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2 thoughts on “10.000 euro raccolti in rete grazie al crowdfunding

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