Illumia for people: tra brand elevating e nuove forme di posizionamento

"no compassion" by Giulia Riccobono

“no compassion” by Giulia Riccobono

di Francesco Moledda.

E’ possibile per le aziende, anche in tempi di crisi, spendere energie e risorse per posizionarsi nel no-profit ?

La risposta a questa domanda è si.

Esistono imprese che decidono di puntare fortemente sul sociale, come dimostra l’operato di Illumia, un’azienda bolognese nata nel 2013 che si occupa di fornitura di energia, efficienza energetica e, più in generale, di innovazione e risparmio.
Come si può leggere nella sezione Illumia for people del loro sito internet, l’azienda ha come mission il sostegno economico e operativo ad associazioni no-profit, ad iniziative e opere che si occupano di quattro ambiti: Educazione, Povertà, Disabilità e Ricerca.illumia_logo

Sul loro portale si possono consultare i progetti a cui hanno aderito e di cui sono stati protagonisti attivi. Lo scorso 24 novembre 2012, un amico che lavora in Illumia mi ha chiesto di dare una mano come volontario per la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare e in quella occasione ho potuto constatare di persona l’entusiasmo con cui i dipendenti di Illumia hanno aderito al progetto, un entusiasmo decisamente contagioso.

Come configuriamo questo genere di impegno sociale?

Da un lato questa scelta può apparire come una splendida strategia di marketing, in particolare di brand washing, anche se non credo che l’azienda in questione abbia la necessità di “ripulire” il proprio marchio.
Oppure si tratta di una strategia di brand elevating, di elevazione del brand di Illumia, che agli occhi dei suoi clienti attuali o potenziali apparirà come un’azienda che ha anche interessi non economici nel perseguire finalità sociali degne di merito.
Oppure semplicemente si tratta di un impegno disinteressato e senza doppi fini, per un’azienda giovane, che sceglie un posizionamento sul mercato (e non solo) che non può che farle onore.

Annunci

5 thoughts on “Illumia for people: tra brand elevating e nuove forme di posizionamento

  1. sono d’accordo con Francesco.
    Poi, se queste iniziative fossero anche solo il frutto di una strategia di brand washing/elevating, ben vengano se servono ad aiutare categorie in difficoltà.
    Ricordiamoci che l’alternativa, da un punto di vista promozionale per aziende profit, è il nulla, socialmente parlando.
    Tra milioni di € investiti in spot e iniziative di questo genere, credo sia sempre auspicabile la preferenza per le seconde.

    • In realtà io non stavo sostenendo il contrario, anzi vedevo in quest’azienda proprio quel tipo di relazione con la società che caratterizza i citizen brands. Se poi Francesco dà anche testimonianza del buon andamento aziendale, metto da parte anche lo scetticismo =)

    • Sono sempre un pò scettica nell’interpretare questo tipo di iniziative come totalmente “disinteressate”.
      Il branding postmoderno deve fare i conti con la responsabilità nei confronti della società e dell’ambiente, che comprende una vasta estensione di significati. Spesso la responsabilità etica delle imprese viene considerata come un’ “aggiunta” alla core business strategy, una sorta di dovere.
      Mentre la corporate citizenship, proposta da Willmott, prevede un ruolo dell’impresa nella società, una relazione profonda caratterizzata da un coinvolgimento autentico e sincero. Quindi oltre l’etica e la responsabilità, l’azienda incarna dei valori e stabilisce un rapporto con il consumatore/cittadino.
      Nel caso dei citizen brands il mio scetticismo si affievolisce ma rimane sempre da valutare nel concreto l’attività che l’azienda svolge (a prescindere dalla “eticissima mission” che propone).

      • Non ho presentato il caso come disinteressato ma ho posto la domanda se lo fosse, ho anche ipotizzato che potesse essere una strategia interessata. Loro si occupano di energia elettrica, non credo che rientri nella loro responsabilità etica il dover, ad esempio, partecipare alla colletta alimentare. Credo che rientrino piuttosto iniziative legate all’ambiente, al risparmio energetico e questo lo fanno. Tutto il resto, come la colletta alimentare e le loro donazioni a BolognaAil non le configurerei in una dimensione di dovuta responsabilità ma di volontà, e quindi si, un'”aggiunta” alla loro core business strategy. L’eticissima mission a cui fai riferimento è svolta nel concreto, di questo ne sono certo. Non vediamo sempre tutto con scetticismo, dobbiamo essere felici se ci sono casi aziendali che operano in questo modo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...