Inizio di una svolta?

Long Factory, by Adam Cohn

Long Factory, by Adam Cohn

di Alessandro Arigliano

Fra gli articoli pubblicati in data odierna su Repubblica.it, spicca per carica anticonformistica (in opposizione all’appiattimento tardo-apocalittico delle news riguardanti il mondo del lavoro),  il titolo “Svolta nella fabbrica di iPhone e iPad. Alla Foxconn arrivano i sindacati“.

In sostanza, l’articolo ci informa che la più grande fabbrica del mondo (con oltre 1,2 milioni di dipendenti solo in Cina), avrà dei rappresentanti sindacali eletti dai dipendenti stessi dell’azienda.

Stando ai fatti, direi che si tratta di una notizia decisamente positiva.
Quel che, però, è mia intenzione portare sul piano della riflessione è altro, e vorrei dividerlo in due punti:
– perchè solo ora;
– quali saranno le conseguenze.

Partiamo dal primo. Le condizioni di lavoro del popolo cinese sono a noi vagamente familiari. Anche le ragioni per le quali esse non mutino, possono essere facilmente deducibili; ma non è questo il tema su cui vorrei soffermarmi. Al contrario, proverei a delineare lo scenario che ha portato ad un così radicale cambiamento, perlomeno a livello potenziale.
Ciò che ha spinto la dirigenza della Foxconn a concedere un diritto indiscutibilmente legato alle libertà minime dell’individuo in quanto tale (leggasi diritto di associazione, volendosi attenere al solo discorso formale attinente alla nascita di un sindacato), non è forse stato il riconoscimento della dignità del lavoratore dipendente. Scorrendo fra le righe dell’articolo, si legge che “La Foxconn, prima di essere riconosciuta come la fucina pressoché unica di telefoni cellulari, pc portatili e tablet, è diventata universalmente famosa tra il 2009 e il 2010. Gli stabilimenti di Shenzhen furono sconvolti da un’ondata di suicidi, con una ventina di giovani operai che a causa di turni di lavoro massacranti e trattamenti umilianti, scelsero di uccidersi gettandosi dai tetti dei capannoni. Altre inchieste hanno portato alla scoperta di un diffuso sfruttamento del lavoro minorile, di stipendi da fame e di un generale clima da caserma, con migliaia di operai impossibilitati per mesi ad uscire dai reparti.” e “L’indignazione dell’opinione pubblica mondiale, unita a richieste di boicottaggio dei prodotti di Foxconn, tra cui iPhone e iPad, ha costretto i committenti stranieri a rivedere importanti contratti, e cominciare a spostare fuori dalla Cina alcune produzioni e a minacciare l’interruzione dei rapporti di business con il colosso di Terry Gou“.
Sembra alquanto logico e lecito poter supporre, quindi, che la notizia oggetto dell’articolo vada letta come un tentativo di Foxconn di recuperare un’immagine pubblica pseudo-dignitosa al fine di garantirsi la propria sopravvivenza. In quest’ottica si tratterebbe, dunque, di una semplice scelta di carattere imprenditoriale mascherata da progresso sociale, ben distante dallo spontaneo riconoscimento dei sopracitati diritti riguardanti la dignità e la libertà del lavoratore.

Secondo punto, le conseguenze. Qualora i sindacati dovessero aver successo nel conseguimento di ciò che è loro competenza, c’è forte motivo di credere che i risultati si riverbererebbero anche al di fuori della Cina stessa. Aumentando il costo del lavoro in una della aree del pianeta maggiormente asservite alla produzione delle multinazionali, sarebbe consequenziale una ridistribuzione della produzione industriale in altre parti del mondo. Oltretutto, i prezzi generali subirebbero un aumento, il ché rimetterebbe potenzialmente nel mercato le piccole e medie imprese produttrici che hanno sede in luoghi con un costo del lavoro nettamente più elevato, come il nostro. Tutto ciò fa ben sperare in una concorrenza che non si manifesti nella continua ricerca di una schiavitù post-moderna, ma che riesca a valorizzare le produzioni senza l’ossessione dell’ultra-low-cost anti-etico.
Il rischio, tuttavia, è di una ri-colonizzazione di aree con agglomerati sociali più deboli (Africa?), con un semplice slittamento interregionale del problema. Soluzione che può essere contrastata solo con la nostra impegnata, costante attenzione.

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